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Campanello d'allarme dell'FMI

Per il Fondo Monetario l'economia mondiale sta sensibilmente frenando e l'Europa resterà al palo anche l'anno prossimo

La crisi non è affatto finita. Le politiche monetarie espansive di molte banche centrali stanno risollevando i mercati finanziari, ma non stanno rilanciando la crescita. Ovunque, e non solo in Eurolandia, la crisi morde sempre più ed appare sempre più necessario un ripensamento delle politiche che sono state seguite finora.

Il Fondo Monetario Internazionale ha infatti lanciato un chiaro campanello di allarme: l’economia mondiale sta frenando. Il rallentamento non riguarda soltanto Eurolandia, che è oramai in recessione, ma tutte le principali economie del mondo. Infatti la crescita globale sarà quest’anno del 3,3% in rallentamento rispetto al 3,8% dell’anno scorso e in forte frenata rispetto al 5,1% del 2010. La situazione, secondo l’FMI, non dovrebbe sostanzialmente mutare l’anno prossimo. La realtà è ovviamente peggiore per il Vecchio Continente. Per quest’anno l’FMI prevede una contrazione dello 0,4% dell’economia europea, cui dovrebbe seguire l’anno prossimo una crescita dello 0,2%. Questo quadro generale nasconde situazioni completamente diverse. Agli estremi vi sono una Germania che dovrebbe espandersi sia quest’anno sia l’anno prossimo dello 0,9% e dall’altro una Grecia il cui PIL dovrebbe contrarsi quest’ano del 6% e l’anno prossimo del 4%. Non sono migliori le previsioni per l’Italia: per l’FMI il PIL italiano dovrebbe contrarsi quest’anno del 2,3% e l’anno prossimo di un altro 0,7%. Queste stime contraddicono la previsione del Presidente del Consiglio italiano Mario Monti che aveva detto di ritenere probabile una ripresa dell’economia italiana l’anno prossimo. In forte rallentamento anche le economie dei grandi Paesi emergenti ed in primo luogo della Cina la cui crescita quest’anno non dovrebbe superare il 7%.

Queste stime del World Economic Outlook dell’FMI, preparate in vista dell’assemblea che si terrà questa fine settimana in Giappone, rischiano di risultare ottimiste. Infatti soprattutto per l’anno prossimo la frenata dell’economia mondiale appare destinata a rafforzarsi, poiché le politiche monetarie sono già pressoché ovunque molto espansive, mentre le politiche fiscali continueranno a rimanere restrittive. Addirittura negli Stati Uniti vi è il concreto pericolo di una recessione se repubblicani e democratici non troveranno un accordo per contenere il deficit federale e quindi dovessero entrare in vigore quelle misure automatiche concordate l’anno scorso che tra tagli di spesa e aumenti delle tasse corrispondono a circa il 5% del PIL americano. Appare molto probabile che la prossima grande crisi proverrà proprio dall’economia reale e dall’esplosione delle tensioni sociali dovute ad una contrazione economica superiore alle previsioni. Infatti l’inondazione di liquidità rende meno probabile che la prossima fase di deflagrazione della crisi abbia origine nei mercati finanziari.

Insomma, dalla crisi non si sta affatto uscendo e addirittura la crisi sta diventando cronica. E infatti l’FMI teme che se questa situazione continuerà ancora per un paio di anni sia destinata a ridurre in modo permanete il tasso potenziale di crescita. Per fornire qualche esempio, secondo l’FMI, già oggi il tasso potenziale di crescita dell’economia americana è sceso dal 3 al 2%, mentre quello dell’economia italiana si aggira attorno allo zero, ossia ad una crescita zero o stagnazione. In queste circostanze sia la riduzione del deficit e del debito pubblico sia la riduzione della disoccupazione diverrebbero molto molto più difficili. Inoltre nei Paesi industrializzati saremo più poveri, poiché l’espansione economica sarà inferiore e nei Paesi emergenti la possibilità di migliorare le condizioni di vita di milioni e milioni di persone sarà più difficile e richiederà molto più tempo.

Queste nere prospettive non sono il frutto del caso, ma delle politiche che sono state seguite in questi ultimi anni che hanno puntato principalmente a sostenere il sistema bancario e i mercati finanziari. Occorre un cambiamento radicale. Occorre aggredire l’aumento vertiginoso delle disparit
minols | 10 ott 2012 10:48