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Un vertice europeo senza speranze

Il fallimento dell'incontro di Bruxelles potrebbe segnare l'inizio di una crisi decisiva per il futuro dell'euro

Oramai è chiaro: il vertice europeo di giovedì prossimo non si concluderà con decisioni all’altezza della gravità della crisi dell’euro. Quindi, appare inevitabile un nuovo interveto di emergenza della Banca centrale europea per evitare il precipitare della crisi. Si tratterà comunque solo di un nuovo cerotto che permetterà di guadagnare un po’ di tempo, anche perché la Germania della Signora Angela Merkel continua a ribadire i suoi Nein a qualsiasi ipotesi di mutualizzazione dei debiti. La legittima intransigenza tedesca sta rendendo vano ogni tentativo di trovare una via di uscita alla crisi. Nel frattempo la Spagna ha ufficialmente chiesto l’aiuto del Fondo Salva-Stati per ricapitalizzare il suo sistema bancario e Cipro è diventato il quinto Paese di Eurolandia a soccombere e a chiedere l’aiuto di Bruxelles.

Ma l’aspetto più grave riguarda l’Italia. Sembra ingrossarsi il fiume dei risparmiatori italiani che fuggono dal Paese e cercano rifugio in Svizzera o negli altri Paese forti europei per proteggere il valore dei loro risparmi. Questa fuga dei capitali sta rendendo ancora più critica la situazione delle banche italiane già alle prese con un forte aumento dei crediti in sofferenza. Insomma, l’Italia sta diventando il Paese più a rischio, anche perché sembra incrinarsi vieppiù il sostegno politico di cui gode il Governo presieduto da Mario Monti. Ci si pone quindi con sempre maggiore insistenza quanto tempo potrà ancora resistere Roma prima di chiedere a sua volta l’aiuto del Fondo Salva-Stati.

Il punto fondamentale dell’intera questione resta la posizione della Germania. E’ ora di cominciare ad interrogarsi se i ripetuti no tedeschi siano semplicemente volti ad ottenere una maggiore disciplina di bilancio da parte dei Paesi europei oppure facciano parte di una chiara strategia di Berlino. Coloro che ritengono che la Germania alla fine cederà spiegano l’atteggiamento del Governo tedesco come un modo per imporre un’Europa basata sui criteri di stabilità tanto cari a Berlino. Quindi, secondo costoro, il Governo Merkel  sta tirando la corda per ottenere delle concessioni, ma alla fine accetterà di intervenire per salvare la moneta unica europea. Questa lettura della posizione tedesca non è convincente. I motivi sono molti. Innanzitutto ai dirigenti tedeschi non sfugge sicuramente che le politiche di austerità imposte a paesi mediterranei non stanno producendo gli effetti desiderati. Le loro economie stanno avvitandosi in una recessione sempre più grave e la caduta del loro PIL fa sì che il deficit pubblico e il debito pubblico in rapporto al PIL non stiano diminuendo, ma stiano aumentando. Il risultato finale è un acuirsi della crisi dalla quale questi Paesi no vedono più vie di uscita. Se la Germania effettivamente desiderasse salvare l’euro nell’attuale forma questa politica sta facendo lievitare i costi del salvataggio della moneta unica.

A mio parere, bisogna invece prendere in seria considerazione l’ipotesi che la Germana persegua l’obiettivo di una spaccatura dell’euro, perché l’economia tedesca non è in grado di sobbarcarsi l’impegno finanziario di salvare l’euro senza mettere a repentaglio la salute delle sue finanze pubbliche (il debito tedesco si aggira già attorno all’80% del PIL) e soprattutto la competitività della sua economia conquistata a caro prezzo nell’ultimo decennio. Se si prende per buona questa ipotesi, il comportamento tedesco diventa assolutamente lineare e comprensibile. In pratica, la Germania per non essere additata a responsabile del fallimento del processo di integrazione europea sta continuamente alzando le condizioni politiche, economiche e finanziarie necessarie. In questo modo sta cercando di porre le basi di un’Unione con i Paesi che lo desiderano e che soprattutto soddisfano le condizioni per far parte di un euro di Serie A. Nel frattempo Berlino sta cercando in ogni modo di limitare il proprio impegno finanziario negli attuali tentativi di sostenere l’Unione monetaria europea. Nessuno lo sottolinea, ma la Signora Angela Merkel ha già e

minols | 27 giu 2012 08:10