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Banche spagnole al collasso

Mentre si ipotizza un piano di investimenti da 200 miliardi finanziato dalla BEI per rilanciare l'economia europea

L’Europa sta preparando un piano Marshall per rilanciare la crescita, mentre la Spagna e soprattutto il sistema bancario spagnolo sono sull’orlo del collasso. Il sintomo più evidente della gravità della situazione spagnola è che è iniziata una fuga dei capitali in grande stile. Secondo le stime di UBS, negli ultimi mesi dalle banche spagnole sono fuoriusciti depositi per 65 miliardi di euro. La fuga dei capitali è la prima avvisaglia che la crisi di un Paese e del suo sistema bancario si sta avvitando e sta sfuggendo a qualsiasi controllo. Lo stesso fenomeno era già accaduto ad Atene nella primavera del 2010, ossia durante la prima crisi greca. Il problema delle banche spagnole è enorme, come ha del resto confermato anche Standard & Poor’s che ha declassato il rating di nove istituti di credito iberici dopo aver già tagliato la settimana scorsa il rating delle obbligazioni statali spagnole.

Il problema è costituito dalle sofferenze immobiliari. Le banche spagnole hanno già accantonato circa 180 miliardi di euro per coprire le perdite dovute allo scoppio della bolla immobiliare, ma questi soldi non bastano. Si stima che nei bilanci delle banche spagnole vi siano almeno un altro centinaio di miliardi di euro di sofferenze. Le banche sono dunque con l’acqua alla gola. Infatti hanno già speso i 200 miliardi di euro di liquidità che hanno attinto dalla Bce a fine dicembre e lo scorso 29 febbraio. Infatti 65 miliardi sono svaniti con la fuga dei loro clienti e 80 miliardi sono stati usati per acquistare le obbligazioni statali spagnole. Per questi motivi si parla di creare una “Bad Bank”, cui trasferire tutti questi crediti incagliati. La soluzione suggerita dal Fondo Monetario Internazionale deve superare un ostacolo di non poco conto: chi finanzierà questa operazione? Le banche non hanno più grandi risorse, il Governo di Madrid che deve fare i conti con un Paese in recessione e con una disoccupazione al 24,4% non ha soldi (anzi deve riportare quest’anno il deficit pubblico al 5,3% dall’8,5% dell’ano scorso). Non resta che il Fondo Salva-Stati, ma le risorse di questo Fondo che vengono promesse a destra e a manca non sono infinite e (come scriveremo in seguito) addirittura si pensa già di utilizzarle per finanziare il piano di rilancio dell’Europa.

In soldoni, il sistema bancario spagnolo sta affondando e si pensa ad un piano di salvataggio che inevitabilmente non potrà essere finanziato da Madrid. Una situazione analoga si sta producendo anche in Italia, dove le condizioni di salute delle tre grandi banche sembrano sempre più precarie anche per il moltiplicarsi delle sofferenze dovute alla recessione. Ora il futuro di un sistema bancario europeo è sempre più strettamente connesso con quello del suo Paese soprattutto dopo l’ultima manovra della Bce che ha spinto le banche dei Paesi deboli dell’Europa ad acquistare titoli statali del loro Paese. Insomma, non è separabile il destino di banche e Paesi deboli dell’Europa. Cosa succederà? E’ facile prevederlo si cercherà di salvare le banche sperando in questo modo di aiutare anche il loro Paese di riferimento. L’obiettivo è evitare un default di uno Stato, anche perché – come ha lasciato trapelare l’FMI – le risorse europee e quelle del Fondo Monetario non basterebbero ad arginare la crisi di un Paese dell’ampiezza della Spagna. 

Intanto l’Europa starebbe preparando un “Piano Marshall” di 200 miliardi di euro di investimenti per rilanciare la crescita. E’ quanto riferisce il quotidiano spagnolo El Pais, secondo cui questo programma verrebbe sottoposto al vertice europeo che si terrà alla fine di giugno. Si tratta molto probabilmente di una risposta preventiva degli altri Paesi europei alla richiesta di François Hollande, dato dai sondaggi elettorali sicuro vincitore del ballottaggio, di affiancare al Patto fiscale politiche di rilancio dell’economia europea. Vi è tuttavia più di un motivo per ritenere che si tratterà di una grande operazione di marketing politico con scarsi effetti sull’andamento di un’economia di Eurolondia

joe | 29 mag 2012 13:33