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Euro: torna la paura

Spagna ed Italia è di nuovo allarme: i rendimenti riprendono a salire e lo spread supera i 400 punti base

E’ l’economia, stupido! Con questa parola d’ordine Bill Clinton vinse le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti nel 1982. Il medesimo slogan può essere utilizzato anche oggi e rivolto alla Banca centrale europea e a tutti coloro che pensavano di far uscire l’Europa dalla crisi dei debiti sovrani con l’adozione di severe politiche di austerità. A questa conclusione sembrano giunti anche i mercati finanziari. La settimana si è aperta con forti ribassi delle borse (la borsa di Milano ha perso il 5%) e con significativi rialzi dei rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi europei in difficoltà. Basti ricordare che l’inizio della settimana (ossia martedì 10 aprile) ha visto i rendimenti dei titoli decennali spagnoli sfiorare il 6% e quelli dei titoli italiani superare il 5,5%. Il differenziale rispetto ai rendimenti dei titoli tedeschi (il famoso spread) si è allargato sensibilmente: nel caso dei titoli italiani ha sfiorato i 400 punti base, mentre nel caso dei titoli spagnoli ha superato i 400 punti base. Insomma, i tassi sono tornati a livelli di guardia, nonostante l’iniezione nel sistema bancario di oltre 1'000 miliardi di euro da parte della Bce. In proposito è bene ricordare che se la tendenza al rialzo dei rendimenti dovesse perdurare non solo annullerebbe gli effetti delle manovre di risparmio varate dai Governi di Madrid e di Roma, ma piegherebbe anche i rispettivi sistemi bancari che detengono una quantità enorme di titoli statali del proprio Paese.

Si può sostenere che l’attuale recrudescenza della crisi rappresenta la rivincita delle ragioni dell’economia reale. Infatti essa è dovuta al peggioramento dell’attività economica nettamente superiore alle previsioni dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Ad esempio, per l’Italia fino a pochi mesi or sono era prevista una contrazione dell’economia dello 0,4%, ora la stessa Banca d’Italia pronostica che quest’ anno l’economia italiana si contrarrà dell’1,2%. Persino questa stima si rivelerà ottimistica: tutto lascia pensare che la contrazione dell’economia italiana sarà ben superiore. E in tal caso l’obiettivo del Governo Monti di portare nel 2013 i conti pubblici in pareggio sembra un miraggio. E’ anzi probabile, come già sosteneva un documento di Bruxelles fatto circolare durante l’ultima riunione dell’Eurogruppo, che il Governo Monti dovrà varare già nel corso dell’autunno un’altra manovra di risparmio. La situazione della Spagna è ancora peggiore: si prevede per quest’anno una contrazione dell’economia dell’1,7% in un Paese con una disoccupazione che supera già il 20% della popolazione attiva, con una grave crisi immobiliare e con un settore bancario da ricapitalizzare. La contrazione dell’economia spagnola molto probabilmente sarà peggiore.

Il grande problema è che l’euro non funziona come una vera unione monetaria, ma come il Gold Standard che negli anni Trenta favorì la caduta in depressione di molti Paesi occidentali. Infatti i Paesi deboli dell’Europa non soffrono solo per gli elevati debiti pubblici accumulati nel corso degli anni, ma anche di una perdita di competitività che è aumentata dopo l’introduzione dell’euro. Questa perdita competitività, che si traduce in disavanzi delle bilance commerciali e delle partite correnti, vuol dire che i Paesi deboli devono fare i conti anche con una rarefazione della moneta in circolazione che si indirizza invece verso i Paesi forti dell’Europa che godono di forti avanzi commerciali. In queste condizioni le stangate aggravano solo la recessione in cui già versano i Paesi del Sud dell’Europa, riducono il loro gettito fiscale e tutto ciò non permette il risanamento dei conti pubblici. Ma c’è di più: queste manovre non riducono lo svantaggio competitivo. Dunque questi Paesi hanno meno soldi per consumi e investimenti. Meno soldi hanno anche le banche, che devono rifornirsi di liquidità presso la Bce per evitare il collasso. Gli istituti di credito italiani e spagnoli hanno inoltre un rapporto simbiotico con l’andamento dei titoli di stato de

joe | 29 mag 2012 13:34