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Il Vaticano centra il bersaglio

Mentre si attende l’esito del vertice europeo, la Santa Sede chiede di rimettere in riga la finanza mondiale

Il Vaticano chiede una riforma del sistema finanziario e monetario mondiale e la costituzione di un’autorità pubblica universale che governi la finanza. Il documento è stato presentato lunedi’ scorso dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace a pochi giorni dal vertice di Cannes del G20 e poco prima del vertice europeo, che stasera sarà chiamato a trovare una soluzione (che non potrà che essere temporanea) alla crisi dell’euro.

La Santa Sede centra il vero bersaglio di questa crisi, ossia lo strapotere della finanza e di una generazione di tecnocrati, che la affianca e la sostiene. Questi poteri rischiano di “ignorare il bene comune”. E come dare torto al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che invita a “ristabilire il primato della politica, responsabile del bene comune, su economia e finanza”. Paradossalmente la crisi finanziaria mondiale del 2008 non ha piegato questi poteri forti, che anzi, fondandosi sul ricatto di un possibile disastro planetario, sono riusciti ad obbligare gli Stati a salvare con i soldi pubblici il sistema finanziario. Abbiamo avuto cosi’ l’assurdo che sono stati spesi centinaia di miliardi per salvare le grandi banche internazionali senza che venisse loro posta alcuna condizione. Un trattamento ben diverso da quello riservato agli Stati, ai quali per ogni possibile aiuto si chiede di attuare misure di austerità che abitualmente colpiscono i ceti sociali meno favoriti.

Il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace si spinge oltre e accusa tre ideologie “devastanti”: “il verismo economico senza regole e controlli, che porta all’idolatria del mercato, l’utilitarismo e la tecnocrazia”. Partendo da questa indagine sulle radici etiche della crisi, nel documento si sostiene che “non bisogna arrendersi e bisogna costruire un futuro di senso per le nuove generazioni”. Aggiunge: “Bisogna liberare l’immaginazione e non temere di proporre cose nuove, anche se  possono destabilizzare equilibri di forze preesistenti che dominano sui più deboli”. All’obiezione che questo appare un linguaggio simile a quello del movimento degli Indignati, il cardinale Peter Turkson ha risposto: “Più che altro noi siamo in linea col magistero dei Papi: si dà il caso lo siano anche gli Indignados, ma questo non significa che tali prospettive non vadano sostenute”. La Santa Sede entra anche nel merito di alcune proposte politiche precise e sostenendo “la tassazione delle rendite finanziarie” sembra abbracciare l’idea dell’introduzione della Tobin Tax.

Il forte e preciso messaggio del Vaticano non dovrebbe essere lasciato cadere. La crisi in cui versa oggi la finanza e l’economia del pianeta può essere superata solo ripensando il senso della nostra società. Negli ultimi anni si sono confusi i mezzi con gli obiettivi. Il bene dell’economia è diventato l’obiettivo prioritario, cui tutto doveva soggiacere. Invece l’economia avrebbe dovuto essere il mezzo per una società più giusta e portatrici di un maggiore benessere. Questa crisi  potrà essere superata soltanto quando si riuscirà a ritrovare formule di convivenza e si sfrutterà questa opportunità per riprogettare le regole del mondo dopo anni di bolle speculative, di fallimenti delle banche e di disastri dei conti pubblici di molti Paesi. Questa crisi non sarà invece sicuramente superata attraverso manovre di politica monetaria e fiscale. Ed è quanto emergerà chiaramente anche dal vertice europeo, che proporrà unicamente soluzione temporanee alla crisi dell’euro.

E’ giunto il momento – come sollecita la Santa Sede – di ricominciare a pensare il senso della vita e le ragioni che ci devono condurre ad una convivenza migliore e ad una società più giusta.
minols | 26 ott 2011 07:38