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Le speranze della Tobin Tax

Questa tassa va nella giusta direzione, ma non basta per frenare la speculazione. Alfonso Tuor vi risponde nel blog !!!

La Tobin Tax è un passo nella giusta direzione, ma non basta e soprattutto non verrà mai introdotta a causa dell’opposizione del settore finanziario. Questa tassa prende il nome dal Nobel per l’economia americano James Tobin. Essa prevede il prelievo di una tassa su ogni transazione finanziaria, rendendo quindi più oneroso ogni operazione di acquisto e/o di vendita di ogni strumento finanziario.
 
Nella formulazione presentata la settimana scorsa dalla Commissione Europea su ogni compra-vendita di azioni, obbligazioni, valute e materie prime verrebbe prelevato lo 0,1% dell’ammontare della transazione. Per le operazioni con i nuovi strumenti finanziari (derivati, Credit Default Swap, ecc.) un’aliquota inferiore. Giustamente esentate dal prelievo sarebbero le emissioni obbligazionarie con cui si finanziano Stati, società e banche. Secondo il presidente della Commissione, il portoghese Barroso, questa tassa darebbe a regime un gettito annuo consistente, pari a 55 miliardi di euro. Dunque sarebbe una fonte importante di reddito per un’Europa alle prese con una grave crisi fiscale. Nonostante queste considerazioni e nonostante l’appoggio di Germania e Francia, questa tassa non verrà mai introdotta. Come era già ampiamente scontato, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno già fatto sapere che sono contrari, ma le campane a morto sono state suonate dal Governo olandese, che ha preannunciato la sua ferma opposizione alla Tobin Tax. Dato che in materia fiscale occorre l’unanimità, il no olandese preclude la possibilità di introdurre questa tassa anche solo in Eurolandia.

La Tobin Tax va comunque nella giusta direzione. Essa rende più onerosa la speculazione, ossia quelle continue e ripetute operazioni che ogni giorno vengono eseguite più volte dalle grandi banche di investimento, dagli Hedge Fund e dai grandi fondi di investimento. Quindi, rendendo più costose le singole operazioni finanziarie, si dovrebbe disincentivare e quindi ridurre l’ammontare di queste transazioni, che vogliono dire commissioni (ossia guadagni) per le banche di investimento. Non sorprende quindi che questa tassa venga vista come “il fumo negli occhi” dal settore finanziario. La sua semplicità e il suo obiettivo di combattere la speculazione l’hanno anche fatta diventare molto popolare, a tal punto che è diventata uno degli obiettivi del movimento americano degli “Indignados”, che da alcuni giorni dimostrano nelle principali città statunitensi.
 
Gli Indignados americani l’hanno addirittura ribattezzata “Robin Tax”, ossia la tassa di Robin Hood, e ne hanno esteso la portata facendola per farla diventare una tassa che sottrae ai ricchi per dare ai poveri. Un obiettivo condiviso persino dal finanziere americano George Soros, il quale ha dichiarato: “Capisco la rabbia che si prova nel vedere i bonus spropositati che, anche dopo il salvataggio pubblico, vengono pagati dalle grandi banche”. Quindi la Tobin è diventato un obiettivo facilmente comprensibile per opporsi ad un sistema finanziario che ha causato la crisi, che è riuscito ad impedire ogni seria riforma e che ora agisce ancora in modo sconsiderato, come se nulla fosse accaduto.

Dunque è giusto sostenere la Tobin Tax, come proposta che simbolicamente vuole rimettere in riga il settore finanziario e criticare aspramente l’ignavia del mondo politico, ma occorre essere anche consapevoli che essa non è sufficiente per combattere la speculazione e per estirpare il marciume che si annida nella finanza globale del giorno d’oggi. Per essere più chiaro, anche il prelievo di una tassa dello 0,1% non rallenterà sicuramente l’attività speculativa delle grandi banche d’investimento e dei grandi Hedge Fund. A conferma di questa tesi basti ricordare le somme in gioco negli scandali venuti alla luce nella banca francese Societé Générale e recentemente all’UBS di Londra. Paradossalmente i più colpiti da questa tassa sarebbero soprattutto i piccoli operatori finanziari.

I tempi di una vera riforma del s
minols | 6 ott 2011 20:23