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Frontalieri discriminati?

Una sentenza del Tribunale Federale potrebbe aprire le porte a sostanziosi rimborsi fiscali a favore dei frontalieri

Il centro di competenze tributarie della SUPSI ha pubblicato il numero di marzo delle “Novità fiscali” nel quale viene riportato un articolo sull’imposta alla fonte dei frontalieri.

Da questo articolo si evince che i frontalieri, ai quali non sono stati riconosciute le detrazioni fiscali normalmente concesse ai domiciliati, possono richiedere il rimborso delle tasse pagate in più fino ad un periodo retroattivo di cinque anni.

Questo fatto deriva direttamente da una sentenza del Tribunale Federale il quale ha sancito, citiamo “un limite alle discriminazioni subite dai frontalieri derivanti da non riconoscimento delle medesime deduzioni fiscali previste invece per i soggetti con domicilio o dimora fiscale in Svizzera”.

In concreto non si può discriminare il frontaliere rispetto al lavoratore domiciliato o residente in Svizzera e questo in base all’articolo 2 dell’Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità Europea sulla libera circolazione delle persone.
Fondamentalmente ai frontalieri non vengono riconosciute le detrazioni quali gli interessi passivi di un mutuo ipotecario, le spese effettive di trasporto dal domicilio al luogo di lavoro oppure gli alimenti versati al coniuge divorziato e ai figli o i versamenti al terzo pilastro.

Con questa sentenza il frontaliere “potrà chiedere direttamente all’autorità fiscale competente (in Ticino l’ufficio imposte alla fonte) utilizzando il formulario apposito pubblicato sul sito web della Divisione delle contribuzioni, il rimborso dell’eccedenza versata all’erario durante gli ultimi cinque anni, ossia per il periodo fiscale 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010 nonché per il Canton Ticino  il pagamento degli interessi sull’eccedenza versata che in media a dipendenza del periodo fiscale e del tipo di imposta (federale o cantonale) varia dal 3 al 4%”.

La richiesta, stando al formulario, deve essere inoltrata entro il 31 marzo 2011 e riguarda solo l’anno fiscale 2010.  Ma non è  così. Il Tribunale Fedrale ha ritenuto che questo termine non sia perentorio e il diritto al rimborso, come detto, può essere retroattivo fino a cinque anni. Il frontaliere deve comunque dimostrare di conseguire almeno il 90% dei suoi redditi in Svizzera.

A questo punto abbiamo voluto approfondire il tema e abbiamo interpellato Michele Scerpella dell’Ufficio Imposte alla fonte, il quale ci tiene a fare alcune precisazioni.

“Non si tratta di certo di una procedura automatica. Quanto deciso dal Tribunale Federale riguarda il caso di un datore di lavoro che aveva applicato della aliquote errate. Chiaramente questa decisione farà giurisprudenza, quindi non so quale evoluzione potrà avere, ma per il momento le richieste sono veramente poche”.

Poche richieste per un rimborso di tasse pagate sembrerebbe una cosa perlomeno strana. Ma le condizioni per ottenere il rimborso non sono sempre pienamente adempiute.  “Non dimentichiamo – continua Scerpella – che la condizione per ottenere il rimborso è quella di dimostrare che il 90% del reddito sia conseguito in Svizzera. Ora, se per esempio anche la moglie (o il marito) del frontaliere in oggetto ha un’attività in Italia, cade già questo requisito. Senza dimenticare che bisogna anche applicare il principio del valore locativo in relazione agli eventuali immobili di proprietà, un concetto che in Italia non esiste”.

Visto quanto precisato diventa molto difficile quantificare se e quanto il Cantone dovrebbe ristornare a coloro che faranno valere il loro diritto.

MM
Minols | 29 mar 2011 10:11