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"Resta solo un corpo abbandonato come l'immondizia..."

Delitto di Stabio: dopo la requisitoria della pp Pamela Pedretti è toccato agli avvocati degli accusatori privati

È ripreso alle 14.30 il processo a carico del 43enne Michele Egli. In mattinata la pp Pamela Pedretti aveva chiesto il carcere a vita per l'ex informatico della SUPSI, accusato di aver ucciso brutalmente e per futili motivi la cognata Nadia Arcudi la sera del 14 ottobre 2016 (vedi articoli suggeriti). La parola è passata agli avvocati degli accusatori privati. L'intervento dei difensori Maria Galliani e Luca Marcellini è previsto nell tardo pomeriggio e nella mattinata di domani

"Il numero di questi reati è indiziante della personalità dell'imputato - ha esordito il patrocinatore della madre e della sorella della vittima, Stefano Rossi - L'estrema gravità dell'atto aumenta ancora di più se si considera che Nadia Arcudi era sua cognata, colpita vigliaccamente alle spalle". L'avvocato ha spiegato che le sue assitite hanno vissuto un periodo "da film dell'orrore" e che gli atti di Egli hanno avuto ripercussioni anche su sua figlia e sugli allievi di Nadia. 

"Sotto la maschera di uomo morigerato alberga l'animo di un uomo brutale - ha proseguito Rossi - Egli è stato persino in grado di occultare i fatti e sviare le indagini, in modo freddo e lucido. Riesce addirittura a raggiungere moglie, figlia e suocera al ristorante e a cenare come se nulla fosse". L'avvocato ha puntato il dito contro la "più totale mancanza di scrupoli con cui ha anche ingannato i suoi cari", sintomo di "una particolare pericolosità sociale".

"L'improvvisa emozione non può in alcun modo mitigare la sua colpa. In quei momenti era nel pieno delle sue facoltà e ha mostrato il più totale disprezzo della vita altrui, non fermandosi neppure quando la vittima gli aveva chiesto cosa stesse facendo. Egli ha pure dato prova di una sconcertante bassezza morale, rubando i pochi soldi presenti nel borsello di Nadia", ha concluso Rossi. Anche per quel che riguarda le accuse di appropriazione indebita, Rossi si è integralmente associato alle conclusioni della pp Pedretti. "Ieri il perito ha cercato una patologia per spiegare il suo comportamento, ma è un approccio errato. Una patologia non può spiegare quanto Egli ha fatto", ha affermato.

L'avvocato Rossi ha concluso cn una toccante stoccata all'indirizzo di Egli, rimasto impassibile sul banco degli imputati: "Forse l'imputato dovrebbe pensare davvero allo stupore iniziale della vittima, colpita alla nuca da una bottigliata, e al profondo viscerale terrore nel comprendere che i suoi sogni, le sue aspirazioni e i suoi affetti stavano per finire. Resta solo un corpo abbandonato come l'immondizia..."

La parola è passata al patrocinatore del fidanzato di Nadia, quest'ultimo presente tra il pubblico durante tutto il dibattimento. "Voleva sposare Nadia, di cui era profondamente innmorato - ha esordito l'avv. Claudio Luraschi - Nadia era la donna della sua vita". Dopo ever avuto accesso agli atti, il fidanzato "non è riuscito a capire le motivazioni del gesto dell'imputato".

Anche Luraschi ha evidenziato "la freddezza e la mancnza di scrupoli mostrati da Egli" e non ha ritenuto necessario aggiungere altro a quanto detto dalla pp e dal collega, chiedendo la conferma dell'atto d'accusa.

 

nic

Redazione | 17 mag 2018 14:38

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