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Delitto di Stabio, Egli aveva delle microcamere nel bagno

Prosegue il processo a carico dell'ex informatico accusato di aver assassinato la cognata. "Le usavo per filmarmi mentre facevo la doccia"

È ripreso questa mattina alle 9 il processo a carico del 43enne Michele Egli, accusato di aver assassinato la cognata 35enne Nadia Arcudi "per futili motivi" (per saperne di più clicca QUI)

Nella giornata di ieri l'attenzione si era focalizzata su alcune incongruenze e contraddizioni nella deposizione di Egli e, soprattutto, sul perché avesse voluto incontrare la cognata la sera di quel fatale venerdì 14 ottobre, dopo aver fatto di tutto per non vederla a cena con moglie e suocera per discutere della perizia sulla villetta di via Cava, oggetto, lo rammentiamo, delle discussioni fra Nadia e i suoi familiari. Il giudice Amos Pagnamenta si era concentrato in particolar modo sui fantomatici biglietti per il concerto dei Coldplay che Egli ha sempre sostenuto di aver voluto consegnare quella sera. Biglietti che si sono poi rivelati essere semplici 'buoni' scritti a computer con la promessa di "acquistarli sul posto". Da qui l'ipotesi che fossero una mera scusa, presumibilmente pianificata da tempo, per poter passare a casa della cognata la sera del delitto. Durante il processo si dovrà inoltre stabilire, sulla base di tutti questi elementi, se Egli abbia premeditato tutto oppure se abbia agito in seguito a un raptus.

In mattinata è dunque proseguito l'interrogatorio dell'imputato, che deve anche rispondere delle accuse di ripetuta appropriazione indebita, ripetuta falsità in documenti e ripetuta truffa. I primi due capi di imputazione riguardano le malversazioni ai danni della SUPSI (per un totale di 269'787 franchi), il terzo una truffa basata su una raccolta fondi a favore di un fantomatico cittadino filippino.

Il processo

10.15 - Prima della sospensione del dibattimento si è passati alle richieste di indennizzo da parte della madre e della sorella della vittima (50'000 franchi per torto morale, un risarcimento per danno patrimoniale di 18'000 franchi, il risarcimento dei costi legali e il rimborso delle ripetibili) e del fidanzato (20'000 franchi per torto morale e l'indennizzo delle spese processuali pari a 7'378 franchi). La SUPSI ha chiesto il rimborso del denaro sottratto, il cui ammontare esatto dovrà essere accertato in sede processuale.

Davanti alla prospettiva di veder cancellate le fotografie della figlia dal telefono sequestrato, Egli ha mostrato in primo segno di cedimento dopo che nelle giornata di ieri era rimasto praticamente impassibile mentre rievocava i tragici fatti di due anni fa. L'imputato, che è apparso commosso, non la vede dal giorno dell'arresto (ovvero due giorni dopo il delitto).

Il dibattimento è stato sospeso e riprenderà alle 15.30 con la deposizione del perito, il dr. Calanchini.

10.10 - Il giudice ha contestato la ricostruzione del delitto da parte dell'imputato. "In aula ha raccontato una verisone più comoda per lei di quella raccontata in Polizia - ha rimarcato Pagnamenta - Qual'è la versione giusta?"Egli ha ammesso che le dichiarazioni rese davanti alla pp Pedretti sono corrette. "Non sapevo quello che stavo facendo", si è giustificato.

10.00 - L'attenzione del giudice si è spostata sul secondo reato aggiunto ieri al decreto d'accusa (messa in circolazione di apparecchi di ascolto, di registrazione del suono e delle immagini). Egli ha infatti nascosto nel bagno di casa sua a Coldrerio alcune microcamere camuffate tra i ganci appendiabiti. Tali microcamere, sono acquistate online "nel 2012/2013", gli ono servite per filmarsi mentre faceva la doccia. Egli ha smentito che servissero per filmare la cognata che qualche volta usava il bagno di casa sua.

09.50 - Per quanto riguarda l'accusa di truffa, Egli ha sostenuto di non essere colpevole di tale reato. "Ho lanciato questa raccolta fondi perché ero convinto che il sig. Adana (il cittadino filippino, ndr) fosse realmente bisognoso, avevo contatti con quella che credevo essere sua figlia, conosciuta su internet e di cui mi ero infatuato". Per le prime 'spese' sono stati inviati 1'800 dollari. "Non ho cercato di fregare nessuno, anzi ho inviato più soldi di quelli che ho ricevuto". In totale Egli sostiene di aver versato circa 10'000 franchi per questa raccolta fondi. "Non è che la raccolta fondi era legata all'ammanco di 1'000 franchi con PostFinance?", ha incalzato Pagnamenta. "No, succedeva spesso", ha replicato l'imputato.

9.40 - "Le malversazioni sono iniziate nel 2005", ha spiegato Egli, ma secondo il decreto d'accusa risalirebbero al 2003/2004. "Non ero convinto dei primi due anni", si è giustificato Egli "Tra il 2003 e il 2005 non avevo accesso alla cassa del Servizio informatico del DACD". Il modus operandi dell'imputato prevedeva l'inserimento di rapporti di cassa in cui venivano inseriti importi inferiori a quelli effettivamente incassati per le ricariche delle tessere per le fotocopie degli studenti. "Tutti prendevano soldi dalla cassa per poi rimetterli, visto che era gestita da me potevo prelevare il denaro senza che nessuno se ne accorgesse". Egli ha inoltre ammesso di aver versato del denaro a persone conosciute online. "Sono una persona ingenua", si è giustificato.

 

nic

Redazione | 16 mag 2018 09:30

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