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"Gay Pride, Lugano impone la dittatura rosa"

Helvetia Christiana non ci sta e protesta: "La lobby LGBT impone le sue leggi al Municipio"

Helvetia Christiana non accetta il rifiuto del Municipio di Lugano di autorizzare un momento di preghiera contro il Gay Pride e starebbe meditando se lanciare o meno un ricorso in merito. Nel frattempo, con un comunicato, protestano contro la decisione dell'esecutivo: "La lobby LGBT reclama la dittatura rosa e il Municipio la impone (...) Vietando un atto pacifico di natura religiosa, il Municipio ha chiaramente violato la prassi abituale e democratica della Svizzera. Innanzitutto è scandaloso che dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione elvetica nonché dalla Costituzione ticinese, ossia la libertà d’espressione e la libertà di manifestazione, non siano stati riconosciuti ad un’associazione svizzera in regola con le autorità della Confederazione. Questa è una doppia discriminazione, perché questi diritti sono garantiti a tutte le associazioni e i gruppi, e specialmente quelli che promuovono l'agenda LGBT, ma sono negati a un'associazione di ispirazione cattolica. Infine, le autorità dimostrano con il loro atteggiamento di piegarsi alle intimidazioni dei promotori del Gay Pride e di altri circoli anticristiani".

Helvetia Christiana chiede perciò al Municipio di Lugano "di ritornare immediatamente sui suoi passi e invita tutti i cittadini svizzeri di attivarsi per la difesa dei principi cristiani e dei diritti costituzionali, in particolare la più sacra delle libertà: quella di praticare la nostra religione. Gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale, come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica (2357). Promuoverli costituisce una grave offesa nei confronti del Creatore ed esige, per questa ragione, un atto pubblico di protesta e riparazione".

"La dissolutezza e l'esibizione sessuale che accompagna sistematicamente il Gay Pride, imposto alla vista di tutti, specialmente ai bambini, sono fattori aggravanti che dovrebbero indurre le autorità pubbliche a vietare questa parata della vergogna. Helvetia Christiana non fa altro che ripetere la dottrina della Chiesa Cattolica sulla castità, cioè la raggiunta integrazione della sessualità nella persona, che è valida per tutti, sia che essa sia sposata o celibe, anche per le persone che sperimentano l'attrazione omosessuale", conclude la nota stampa.

Redazione | 9 mag 2018 07:52

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