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L'accordo fiscale con l'Italia "è da disdire"

Lo ha chiesto Lorenzo Quadri al Consiglio federale: "Il dossier è defunto dopo le elezioni italiane"

Con una mozione inoltrata al Consiglio federale, Lorenzo Quadri chiede di denunciare l’accordo con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri visto che le aspettative di concludere un nuovo e più equo accordo sono, secondo il consigliere nazionale leghista, definitivamente sfumate dopo le recenti elezioni italiane.

"E‘ ormai evidente che il nuovo accordo con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri non è destinato a diventare realtà" scrive il parlamentare leghista. "Il dossier era già arenato prima delle elezioni italiane; adesso può essere considerato definitivamente defunto. Ciò in particolare a seguito dell’avanzata di forze politiche particolarmente attente agli interessi dei frontalieri i quali, in base al nuovo accordo, si sarebbero trovati confrontati con un aumento della pressione fiscale. I risultati delle elezioni politiche italiane lasciano inoltre presagire un lungo periodo di incertezza nella vicina Penisola: i nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri saranno, per Roma, l’ultima delle preoccupazioni - e delle occupazioni. E questo per molto tempo".

"Il nuovo governatore della Lombardia" prosegue Quadri, "ha dichiarato che l’accordo finora discusso è insoddisfacente e quindi da rifare. Ciò significa che siamo tornati ai piedi della scala. Il potere decisionale è di Roma, ma certamente la posizione della Lombardia ha un peso notevole".

"L’Accordo del 1974 sull’imposizione dei frontalieri, nato come moneta di scambio per il riconoscimento da parte italiana del segreto bancario elvetico, non ha oggi più ragione di essere, dato il mutato contesto internazionale" sottolinea il consigliere nazionale. "I ristorni dei frontalieri, inoltre, vengono utilizzati dai Comuni italiani beneficiari per tappare i buchi nella gestione corrente, mentre le opere infrastrutturali di interesse comune transfrontaliero rimangono nel limbo (si pensi al depuratore di Porto Ceresio, ma anche ai posteggi Park&Ride mancanti per la ferrovia Stabio Arcisate, eccetera)".

"Già negli anni scorsi l’allora direttrice del DFF Widmer Schlumpf aveva ipotizzato, in incontri con la Deputazione ticinese a Berna, una disdetta dell’accordo del 1974 nel caso in cui l’Italia si fosse dimostrata reticente nella conclusione del nuovo trattato sulla fiscalità dei frontalieri" ricorda Quadri. "Ciò significa che anche il Consiglio federale ha comunque già preso i considerazione di percorrere questa via. E’ vero che l’accordo in vigore è parte della Convenzione di doppia imposizione e che la denuncia dell’uno potrebbe portare alla decadenza dell’altra. Tuttavia la Convenzione potrebbe se del caso essere rinegoziata".

"Non è più sostenibile" conclude Quadri, "che il Ticino continui a pagare, con i ristorni, il prezzo di quello che era un beneficio generale per tutta la Confederazione. Un beneficio che però non esiste più da tempo. Poiché una soluzione equa non è destinata a vedere la luce per anni, non c’è motivo di mantenere in vigore l’accordo attuale, ingiustamente penalizzante per il Ticino".

Redazione | 14 mar 2018 11:18

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