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Dal Corona all'Aldi: "Purtroppo Municipio e politica..."

INTERVISTA al vice capogruppo PS di Lugano Carlo Zoppi, domiciliato a Pambio: "La pianificazione attuale è obsoleta"

Il Club Corona, noto locale a luci rosse di Pambio, è destinato a chiudere i battenti. Al posto del locale, a meno di clamorose sorprese, dovrebbe sorgere un centro commerciale di tre piani, con 70 posteggi. La nuova costruzione dovrebbe ospitare una filiale di una catena della grande distribuzione di alimentari e un negozio di prodotti cosmetici e per la pulizia. La notizia, anticipata in estate da Ticinonews ha trovato conferma quando i colleghi del Corriere del Ticino avevano immortalato le modine (vedi articoli suggeriti). Tuttavia le luci rosse potranno spegnersi definitivamente non appena verranno evase tutte le opposizioni al progetto.

“Attualmente sono pendenti due ricorsi - ha spiegato a Ticinonews il vice capogruppo del PS di Lugano Carlo Zoppi, domiciliato proprio a Pambio - Uno presentato dalla STAN (Società ticinese per l'Arte e la Natura) per motivi legati al traffico e all’impatto ambientale dell’opera”.

Il progetto, non è una sorpresa, non convince neppure il PS luganese. “Ci sono molte cose che non convincono nel progetto. L’idea di voler aggiungere un nuovo generatore di traffico in una zona in cui la mobilità quasi ogni sera si dimostra fra ingorghi e traffico paralizzata e al collasso risulta di per se un’assurdità”, ha proseguito Zoppi. “Il comparto di Lugano Sud con i suoi numerosi centri commerciali è già ora una delle zone più sensibili a livello cantonale per inquinamento e traffico e non sembra il caso aggiungere ulteriori generatori di traffico. Anche a livello del quartiere di Pambio-Noranco una simile struttura paralizzerebbe l’accesso dalla zona residenziale alla cantonale con un pericolo di traffico parassitario degli avventori del centro commerciale attraverso il nucleo”.

“La struttura attuale della pianificazione nel Luganese è obsoleta. Stanno arrivando al pettine i nodi della cattiva pianificazione del passato e la popolazione, anche chi non è particolarmente sensibili al tema, se ne sta accorgendo. Il traffico è il frutto di una cattiva pianificazione che mette al suo centro l’utilizzo dei veicoli privati. Un cambiamento di mentalità è possibile e sta in parte avvenendo. Soprattutto sul tema traffico”.

L'opposizione da parte del fronte progressista luganese a un nuovo centro commerciale è nata già quest’estate con la mozione in favore di una destinazione agricola per il sedime in questione. Mozione rimasta inevasa: segno che per la politica andava bene così?
“Purtroppo non c’è stata una grande reazione da parte dal Municipio e più in generale dalla politica. Ancora una volta il sacro cemento pare avere una via preferenziale nei corridoi amministrativi rispetto alla tutela di quello che siamo e della nostra casa comune: il nostro territorio. Ancora troppo spesso chi è chiamato a decidere confonde cemento con sviluppo e un punto in meno di moltiplicatore con buon governo. Chi non rispetta il proprio territorio non rispetta nemmeno se stesso e in conclusione reca danno alla collettività.
C’è bisogno di un cambio di mentalità drastico. La grande maggioranza dei politici nei Municipi del Luganese è ancora troppo spesso succube degli interessi immobiliari e dei palazzinari che vogliono costruire qualsiasi cosa sacrificando il nostro territorio e la salute dei suoi abitanti per gli interessi economici di poche persone.
Un ragionamento misero che unito all’inettitudine conclamata degli organismi regionali di pianificazione e dei trasporti porta gli avventori delle strade ad essere ostaggio quotidianamente del traffico”.

Ormai lo si può definire il 'sedime della discordia': alla parrocchia non vanno a genio le luci rosse, voi vi opponete a un centro commerciale con annessi posteggi. Come si potrebbe fare per riqualificare la zona?
“L’esercizio della prostituzione è chiaramente un’attività che fa discutere e non tutti sono contenti con la situazione attuale. Pensare di risolvere il problema sostituendo le lucciole con una superficie commerciale enorme non mi sembra una soluzione lungimirante.
Il sedime in passato era già ad uso commerciale e multifunzionale, ospitava botteghe di macellai, bottai e panettieri. Le caratteristiche storiche della superficie non devono scomparire. Una buona progettazione di un edificio non genera più costi di una progettazione mediocre, è solamente una questione di volontà nel fare un buon lavoro a beneficio di entrambi le parti. I progettisti hanno interesse a fare progetti di qualità che prevedono una gestione dello spazio a favore degli abitanti e le dinamiche sociali che si verranno a creare. Le Zone industriali e commerciali in Ticino sono troppo disperse e creano un pendolarismo dannoso per la salute e l’ambiente. Bisogna proseguire anche qui una pianificazione secondo il principio di qualità, non farne di nuove dove genera traffico e soprattutto collegarla con i trasporti pubblici”.

Come PS avete da sempre evidenziato il proliferare di capannoni e generatori di traffico nel piano. Come si è arrivati a questo e cosa si può fare per correggere la situazione?
“Lo sviluppo caotico del Pian Scairolo è un caso emblematico di come una mancata gestione del territorio possa generare disastri e costi sul lungo periodo. Negli anni 80-90 i diversi comuni che si spartivano il Piano puntavano ognuno a costruire la propria piccola zona industriale, senza una ben che minima coordinazione e visione d’insieme.
Il nuovo Piano regolatore unitario di Lugano che vedrà la luce nei prossimi anni non permetterebbe più l’utilizzo commerciale della parcella in questione. Se attualmente lo permette è solo per un bug legislativo che si vuole far finta di non vedere.
La passività non è mai una soluzione nella gestione del territorio, un settore che al contrario necessità di volontà della politica e dei cittadini nel dimostrarsi attivi per evitare problemi senza accontentarsi di un’applicazione minimalista delle direttive legali”.

Redazione | 14 mar 2018 05:30

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