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"Un 8 marzo nero: la politica ha fatto un passo indietro"

Marina Carobbio: "Non è una giornata per auguri e mimose, ma per ricordare che ci sono discriminazioni importanti"

I rappresentanti del gruppo PS in Consiglio Nazionale si sono presentati oggi tutti vestiti di nero. Un modo diverso per “festeggiare” la giornata della donna per sottolineare come le battaglie da vincere siano ancora tante. Ticinonews ha raggiunto la parlamentare Marina Carobbio a Berna per un commento, approfittando per fare una riflessione sulle discriminazioni che interessano ancora oggi il mondo femminile.

Marina Carobbio, avete voluto “imitare” le star Hollywoodiane che si sono presentate in nero alla cerimonia dei Golden Globes, sulla scia del movimento #MeToo contro le molestie sessuali subite dalle donne?

"È per sottolineare che oggi è una giornata triste, nera per le donne. Osserviamo come siamo ancora molto distanti dal raggiungere la parità tra i sessi, nel combattere le discriminazioni di genere che sono ancora tante, come per esempio per quel concerne i salari, le possibilità di carriera, il lavoro non retribuito e la violenza contro le donne. Ci siamo vestiti tutti di nero ed è pure stato creato un hashtag per l’occasione “I wear black”. Vogliamo mandare un messaggio, soprattutto dopo che il Consiglio degli Stati ha rinviato in commissione il progetto di legge sulla parità salariale. Come abbiamo visto, la maggioranza borghese, costituita soprattutto da uomini, ha voluto bloccare tutto e non porta avanti nemmeno dei cambiamenti minimi per combattere le discriminazioni salariali…”.

Una decisione che lei non approva per nulla…

"Direi che è un bel passo indietro. Oltre agli argomenti “classici” che ho già menzionato, ci sono questi fatti concreti. La decisione degli Stati è solo l’ultimo in ordine di cronaca. Basta guardare la realtà nei gremi e nei consigli di amministrazione, dove le donne sono sottorappresentate. C’è poco da festeggiare insomma".

L’8 marzo dunque per lei non rappresenta una festa, ma una giornata per rivendicare i diritti delle donne?

"Non è una giornata per far gli auguri alle donne con le mimose, ma un giorno per dire che ci sono discriminazioni importanti. È un giorno per unirci, sia donne che uomini, per combattere queste discriminazioni sui vari campi. Tanto è vero che sono organizzate varie mobilitazioni in tutto il paese. Nel Canton Argovia per esempio si manifesta contro la chiusura dell’Ufficio dell’uguaglianza, mentre a Bellinzona è previsto un corteo che partirà dalla stazione".

Anche lei sarà presente a Bellinzona?

"Sì, rientro da Berna giusto in tempo per arrivare alle 18.00. Spero che potranno aderire molte persone. È un tema che tocca tutta la società, così come il mondo del lavoro e le generazioni future".

Cosa consiglia alle giovani donne che vogliono intraprendere una carriera politica con l’intenzione di cambiare la situazione?

"La politica è prima di tutto un mezzo per impegnarsi per cambiare qualcosa, denunciare discriminazioni e far valere i propri valori e diritti, ma anche fare proposte concrete per una società più giusta e paritaria. Le donne sono ancora poco rappresentate. Lo vediamo anche in Ticino dove nessuna donna siede in Governo, un passo indietro rispetto al passato. È un invito a fare, ma anche i partiti devono fare uno sforzo per fare in modo che alle donne venga data una possibilità".

Secondo lei a cosa è dovuta questa situazione: le possibilità per le donne sono troppo poche o sono le donne stesse a non volersi lanciare?

"Ci sono entrambe le situazioni. La politica e molti gremi sono prevalentemente maschili. Le donne - che assumono ancora la maggior parte del lavoro di cura - molto spesso fanno fatica a conciliare famiglia e lavoro e spesso sono confrontate con la mancanza di strutture adeguate dove poter lasciare i figli. Ma ci sono anche donne professioniste che si dedicano al 100% al lavoro. Alcuni studi dimostrano come le donne vengono invitate molto meno a dibattiti e conferenze, cosa che non favorisce la loro elezione".

"C’è poi anche molta violenza verbale nei confronti delle donne. Come ha evidenziato recentemente uno studio del Tages-Anzeiger, la Consigliera federale Simonetta Sommaruga è stata la ministra maggiormente attaccata e insultata sui social network. Una prospettiva che può spaventare. Molte donne rinunciano a mettersi in gioco perché gli attacchi che subiscono sono più pesanti".

Introdurre le quote rosa potrebbe aiutare? Lei è favorevole?

"Sono favorevole e costituiscono sicuramente uno strumento efficace per raggiungere la parità di rappresentazione. Nei paesi dove sono state introdotte, soprattutto in quelli nordici, ci sono stati dei risultati. Si può anche fare un paragone con le quote linguistiche, dove l’italiano deve essere rappresentato al pari delle altre lingue nazionali.

Se per esempio guardiamo l’elezione in Consiglio federale, molto spesso quando ci sono un candidato uomo e un candidato donna, viene scelto il candidato maschile. Per questo come PS suggeriamo sempre di candidare almeno due donne. Visto le prossime sostituzioni sotto la cupola, c’è il rischio che venga scelto un uomo. Invito dunque quei partiti che devono fare delle sostituzioni di presentare le candidature di almeno due donne".

Ultima domanda, un po’ scontata: meglio una mimosa o la parità salariale?

"Evidentemente la parità salariale: è importante che se ne parli. Grazie a chi fa gli auguri, ma che faccia anche dei passi concreti per combattere queste discriminazioni di genere e lotti al fianco delle donne".

LS

 

Redazione | 8 mar 2018 15:54

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