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Firme a pagamento, l'MPS attacca il PS. Ma...

Sergi accusa il capogruppo socialista Durisch di pagare i raccoglitori di firme. Ma la realtà sarebbe ben diversa

E' bagarre a Bellinzona per la raccolta firme per il referendum contro il semisvincolo. Il gruppo MPS ha infatti deciso di sbattere la porta e abbandonare il comitato di sostegno al referendum, "colpevole" di aver pubblicato un annuncio in cui cercano raccoglitori firme per la riuscita del referendum stesso. "Questa pratica - si legge nel comunicato del Movimento per il Socialismo - seppur non contraria alla legge, deve suscitare ampie riserve in chi, come noi, pensa che strumenti democratici come referendum e iniziativa sono, soprattutto, mezzo di contatto e di discussione con la popolazione, strumento di partecipazione diretta e democratica".

In particolare, nel mirino del partito le forze politiche che avrebbero aderito al comitato: i Verdi e il PS. Quest'ultimo partito sarebbe, secondo il coordinatore MPS Pino Sergi, coinvolto in quanto il capogruppo socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch è presidente onorario dell'associazione Cittadini per il Territorio, associazione che avrebbe firmato il "famigerato" annuncio. Peccato solo che si tratti di un caso di omonimia: l'associazione di cui Durisch è presidente si occupa delle problematiche del Mendrisiotto mentre l'altra, evidentemente, di quelle del Bellinzonese.

Un mancato coinvolgimento confermato dallo stesso deputato PS a Ticinonline: "Non siamo noi l'associazione autrice dell'annuncio". Eppure, nonostante la smentita che non dovrebbe lasciare adito a dubbi, l'MPS ha successivamente pubblicato un comunicato dove si accusa Durisch e il PS di cercare raccoglitori di firme. Qual è quindi la verità?

Abbiamo chiesto al giornalista Matteo Cheda, uno degli autori dell'inserzione, assieme ai Verdi Ronnie David e Usman Baig, di chiarire la situazione: "Ivo Durisch ha ragione quando dice che il PS non ha avuto alcun ruolo in questa inserzione. Non l'abbiamo contattato e non è stato informato sul nostro annuncio. Ringraziamo però Pronzini e Sergi perché, grazie a queste accuse, ci hanno dato una visibilità tale che oltre una trentina di persone hanno risposto al nostro annuncio, rendendosi disponibili a raccogliere firme. Fermo restando che una retribuzione per raccogliere firme non deve essere un tabù: il tempo per a disposizione è poco e studenti o disoccupati possono comunque avere l'opportunità di guadagnare qualcosa. E poi anche Unia paga i suoi sindacalisti per raccogliere le firme, solo che anziché a firma vengono pagati a ore. Se il loro interesse è fare il monopolio sulle raccolte firme lo dicano che facciamo prima... Se vogliono fare concorrenza a noi per le firme sul semisvincolo ben venga: vorrà dire che raggiungeremo prima l'obiettivo prefissato. In fondo lottiamo tutti per la stessa causa".

 

 

Redazione | 14 feb 2018 18:46

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