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“La legge sulla prostituzione è un’idea di Ulisse Albertalli”

L’avvocato difensore Marco Garbani ha riservato frecciatine anche alla politica. Chiesta l’assoluzione

Ulisse Albertalli ha sempre agito alla luce del sole, addirittura con pannelli pubblicitari sul lungolago di Lugano”. Con queste parole, l’avvocato Marco Garbani ha iniziato la requisitoria con cui ha chiesto l’assoluzione dell’ex patron del Bar Oceano e della figlia, processati per promovimento della prostituzione e usura aggravata davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano.

“C’erano tutte le autorizzazioni per operare come postribolo”, ha detto l’avvocato. “Albertalli pagava 60mila franchi al mese al fisco — ha aggiunto — paradossalmente lo Stato ci ha guadagnato da questi presunti reati”. Inoltre i contratti di locazione erano spediti regolarmente a tutte le autorità che dovevano supervisionare l’attività del locale e delle ragazze. E, ha detto ancora la difesa, era la polizia a pretendere il contratto di locazione prima che le donne iniziassero a praticare la prostituzione.

“Nel 2011 Ulisse Albertalli incontrò il fisco, dicendosi d’accordo di raccogliere 20 franchi al giorno da ogni prostituta, che avrebbe poi versato al Cantone”, ha detto Garbani. “Il fisco chiese una consulenza al procuratore generale, che ravvisò la mancanza di una base legale”. E, poi, con un filo di sarcasmo ha concluso: “Proprio in questi giorni il Parlamento ha votato una legge sulla prostituzione del tutto simile. Quindi scopriamo che l’idea era di Ulisse Albertalli e non di qualche politico”.

Per quanto riguarda l’accusa che le donne fossero in un qualche modo limitate nella loro libertà, Garbani ha incalzato: “Nessuno faceva dipendere il prezzo della camera dal numero di prestazioni o dal tipo di prestazioni”. Inoltre nessuna donna veniva invitata o costretta a prostituirsi, queste anzi si sarebbero presentate spontaneamente al locale.

Il difensore ha anche contestato che le ospiti del locale fossero donne appena arrivate da paesi poveri e in stato di bisogno: “Sono state interrogate dalla polizia senza interpreti, sapevano tutte l’italiano. Non credo che lo abbiano imparato all’Oceano in quattro giorni”, ha detto. “Perché le autorità rilasciavano i permessi se queste ragazze erano indigenti? Addirittura per chiedere il permesso devono presentare una specie di business plan”.

La difesa ha anche contestato il reato di usura: le spese erano tantissime. Tra le altre Garbani ha citato il canone Billag e il riscaldamento: “Quel palazzo era riscaldato a 25-26 gradi, questa è la temperatura richiesta per chi pratica quella professione e gira in abiti succinti”. Quei prezzi, 160-180 franchi a ospite a notte, sarebbero giustificati per i servizi offerti. Anzi, in Ticino vi sarebbero ben altri esempi di prezzi da usura, ha detto Garbani: “Pensate ai pochi metri di un parcheggio all’autosilo Motta, venduti a 43 franchi al giorno”. Infine i prezzi erano pubblicati anche su internet, tanto che chi arrivava sapeva già cosa avrebbe dovuto spendere. “Addirittura, l’allora capo della sezione Teseu della Polizia cantonale su Teleticino, nella puntata di Piazza del Corriere del 20 marzo 2012, affermò che il prezzo di mercato per una camera era tra i 150 e i 250 franchi al giorno”.

“La situazione era nota da anni, se non decenni, e l’autorità ha sempre rilasciato i permessi”, ha concluso Garbani, chiedendo l’assoluzione sia per Ulisse Albertalli che per la figlia, allora gerente del locale. Inoltre ha chiesto un risarcimento per torto morale di 20mila, rispettivamente 15 mila franchi.

Albertalli ha concluso affermando: “Sono venuto a Lugano e ho fatto tutto in buona fede, non ritengo di aver commesso nessuna infrazione”. La figlia ha invece aggiunto: “Le ragazze che venivano all’Oceano, per noi, erano prima di tutto persone”.

La sentenza è attesa per le 17.00 di oggi.

Filippo Suessli | 9 feb 2018 14:54

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