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"Ho fatto vent'anni il magnaccia e lo scopro adesso”

Ulisse Albertalli e la figlia a processo per usura e sfruttamento della prostituzione, gli imputati rigettano tutte le accuse

“Ancora oggi ritengo di non aver fatto il magnaccia, facevo il gestore di un postribolo con tanto di licenza”, ha detto l’ex gestore del Bar Oceano Ulisse Albertalli. Assieme alla figlia deve rispondere di usura aggravata e sfruttamento della prostituzione.

L’accusa, sostenuta dal pg John Noseda, sostiene che abbia chiesto troppi soldi alle prostitute che operavano al'Oceano. Le tariffe andavano dai 160 ai 180 a camera, a dipendenza dei servizi offerti, quali cucina, lavanderia e quant’altro.

L’interrogatorio del giudice Amos Pagnamenta a Ulisse Albertalli può essere letto come una breve storia della prostituzione luganese e ticinese degli ultimi vent’anni. Grigionese, cuoco di formazione, Albertalli entrò nel giro negli anni 90 con il Gabbiano di Loreto, quando propose a Giuliano Bignasca di affittarglielo.

“Quando sono arrivato c’erano due ragazze, tre settimane dopo, grazie al tam tam erano quaranta”, racconta. Addirittura il successo sarebbe da attribuire alla polizia: “Dopo che hanno fatto il primo blitz ne hanno parlato tutti i giornali e l’attività è esplosa”. Un’avventura che si concluse con il tragico omicidio di una ospite della struttura, fu proprio Albertalli a trovare il corpo: “L’ho vista io la morta al Gabbiano, la vedo adesso davanti agli occhi”. Dopo quell’esperienza, nel 2001 Albertalli lasciò la Svizzera: “Sono andato cinque anni in Spagna a meditare”.

Ritornato in Svizzera, l’imprenditore entrò all’Oceano nel 2007, grazie a un accordo con la società proprietaria dello stabile. Il postribolo ben presto diventò punto di riferimento a livello cantonale, conosciuto in Ticino, ma anche nella vicina Italia. Il giro d’affari era imponente, lo si può capire dalla paga dello stesso Albertalli. Riceveva tra i 20 e i 25mila franchi al mese, pari al 25% dei profitti. I guadagni del locale, quindi, erano di circa 100mila franchi al mese.

“Pe me era un alberghetto, lo gestivo come ho imparato alla scuola alberghiera, io facevo il ricezionista”, ha detto, spiegando come secondo lui fosse normale offrire anche servizi di aiuto burocratico o accompagnare ogni tanto le prostitute in Polizia per sbrigare delle pratiche.

Ad Albertalli e alla figlia si contesta di aver chiesto troppi soldi rispetto alle spese sostenute: loro contestano l’accusa. L’Oceano alle ospiti, spiegano, offriva tutta una serie di servizi. In particolare quello di sicurezza (con allarmi in ogni camera e videosorveglianza agli ingressi e sulle scale): “Dopo l’esperienza al Gabbiamo mi sono sempre più preoccupato della sicurezza, non volevo tornare 5 anni in Spagna a meditare”, ha spiegato l’ex gestore. Oltre alla sicurezza, vi erano poi tv, internet, così come ingenti investimenti pubblicitari. Sito web, cartellonistica, relazioni pubbliche: “Uscivano fior di biglietti da mille in pubblicità”.

L’imputato sostiene sempre di aver voluto fare tutto in regola: “Ho sempre chiesto alla polizia, agli avvocati, ai fiduciari se tutto era in regola. Ho aperto il locale per assumere i miei figli, mi chiedo come si possa pensare che avrei fatto gabole, non sono un padre snaturato”.

“Non capisco, sembra che abbia fatto il magnaccia per vent’anni ma lo scopro solo adesso”, ha detto Albertalli in aula. Ricordando anche quando negli anni 90 si rivolse a John Noseda, allora avvocato, per essere tutelato nell’ambito di un’inchiesta, e nemmeno lui gli disse nulla. Il pg gli ha subito risposto, dicendo di essere stato assunto per una vertenza di dissequestro e che la Corte dei reclami penali ha già analizzato questo aspetto, negando che vi sia un conflitto di interessi.

Dopo gli interrogatori, toccherà alle parti sostenere le loro tesi, prima parlerà John Noseda, poi l’avvocato difensore Marco Garbani, il processo dovrebbe concludersi già in giornata.

Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino delle 18.45

Filippo Suessli | 9 feb 2018 12:02

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