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No Billag, "Scenario negativo se fosse accettata in Ticino"

Il Governo ha risposto all'interrogazione di Pelin Kandemir-Bordoli sulle conseguenze per il Ticino dell'Iniziativa

Il Consiglio di Stato ha risposto all’interrogazione di Pelin Kandemir Bordoli (PS) e cofirmatari sulle conseguenze dell’Iniziativa No Billag per il Ticino, presentata il 14 dicembre scorso.

Il Governo ha spiegato di aver già preso pubblicamente posizione a novembre, invitando la popolazione ticinese a respingere l’oggetto che sarà posto in votazione a livello federale il prossimo 4 marzo. “In caso di accettazione dell’iniziativa a livello federale, i mancati introiti del canone porterebbero le emittenti pubbliche e private a vedere minacciata la propria esistenza o, nella migliore delle ipotesi, a ridimensionarsi in maniera consistente - si legge nella risposta del Governo - Inoltre, anche se l’iniziativa fosse respinta a livello federale ma accolta nel nostro Cantone, è concreto il rischio che a medio termine possano verificarsi comunque decisioni aziendali negative per le emittenti del Cantone”.

“Più precisamente, sulla base dei risultati dello studio riguardo all’impatto economico della RSI sull’economia del nostro Cantone - commissionato dall’emittente all’istituto di ricerca BAK Basel e pubblicato a inizio 2017 (relativo ai dati dell’anno 2015) -, il contributo diretto all’economia regionale dell’emittente pubblica si traduce in una creazione di valore aggiunto lordo di circa 150 milioni di franchi. In totale, la RSI genera nella regione un valore aggiunto di circa 213 milioni di franchi, ciò significa un considerevole effetto indiretto a beneficio di altre aziende che operano in altri settori. Ogni franco creato direttamente dall’attività produttiva della RSI genera un ulteriore valore aggiunto di 40 centesimi in altre aziende”.

“Inoltre, secondo dati forniti dall’emittente, la RSI destina circa 40 milioni annui all’acquisto di beni e servizi presso 850 fornitori locali. Si tratta pertanto si un attore rilevante per l’economia e per le altre imprese della regione, che traggono vantaggio dalla sua attività”.

“Solo considerando la RSI, l’impatto in termini di ricadute economiche dirette e indirette, posti di lavoro, competenze, offerta mediatica e culturale sarebbe quindi importante per una regione come il Ticino, minoranza linguistica e caratterizzata per lo più da un mercato limitato – scrive il Governo - Non va inoltre dimenticato il ruolo di “servizio pubblico” della RSI e la sua importanza sul fronte culturale, democratico e dell’informazione non solo per la nostra regione linguistica, ma anche per il buon funzionamento di un Paese plurilingue e federalista come la Svizzera”.

La valutazione di possibili scenari o modalità di azione concrete da intraprendere in caso di un’eventuale, “e non auspicata”, accettazione dell’iniziativa popolare alle urne potrà avvenire “solo sulla base delle disposizioni di esecuzione che saranno emanate dal Consiglio federale”.

Queste ultime determineranno, a loro volta, le decisioni aziendali delle emittenti toccate. Grazie a questo quadro complessivo sarà poi possibile valutare possibili interventi anche da parte dell’ente pubblico, secondo quanto previsto dalle Leggi federali e cantonali in vigore.

Sulla base dei risultati dello studio dell’istituto BAK Basel, citato nella risposta del Consiglio di Stato, si conferma che i posti di lavoro potenzialmente toccati sono circa. “A questi si aggiungono gli impieghi garantiti dalle altre emittenti private ticinesi beneficiarie del canone. Vi sono poi altri impieghi indiretti nei settori economici legati alle attività delle emittenti radio-televisive cantonali, che lo studio del BAK Basel quantifica in circa 500 posti di lavoro per le attività della sola RSI”.

Redazione | 28 gen 2018 18:10

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