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"I contrari a No Billag hanno creato un clima esasperato"

Il leghista Battista Ghiggia: "Non si possono obbligare i cittadini a pagare. I vertici SSR non hanno mai voluto il dialogo"

Nuova puntata delle serie d'interviste del Corriere del Ticino in vista della votazione del 4 marzo sull'iniziativa popolare No Billag. Ecco perché il leghista Battista Ghiggia invita a sostenere la proposta che cancellerebbe il canone radiotv.

Lei è tra i leghisti che si sono schierati a favore di No Billag. La reputa una scelta coraggiosa dato che la stragrande maggioranza dei leghisti istituzionali combatte l'iniziativa?
«Ci ho pensato molto bene, perché il clima esasperato che è stato creato ad arte dagli oppositori all'iniziativa è finalizzato ad esercitare una forte pressione. Ritengo però che bisogna avere il coraggio delle proprie idee e difenderle in modo composto ma deciso, nonostante il contesto di pressione. Difendere le proprie idee è una delle caratteristiche fondamentali della democrazia, soprattutto di quella diretta, alla quale a parole tutti tengono tanto e fa parte della cultura politica svizzera del dialogo».

Per la Lega è un bene arrivare spaccata su un tema importante e sentito?
«È uno dei cavalli di battaglia storici della Lega fin dall'inizio. Siccome è un tema caldo, come tutti i temi caldi, tocca sensibilità diverse e conduce pertanto a risposte diverse. D'altronde la Lega non è la Bulgaria. È altresì noto il caso del no all'unanimità del comitato di un partito storico ticinese contro il 9 febbraio e poi si è visto com'è andata a finire la votazione in Ticino e in Svizzera».

Perché sostiene No Billag?
«Il servizio radiotelevisivo non è un bene pubblico in senso proprio. Non si possono obbligare i cittadini a pagare. Deve essere una libera scelta. Né i vertici della SSR, né la politica hanno mai voluto affrontare un dialogo su questo tema, rispettivamente hanno sempre trattato la questione in modo dogmatico, respingendo qualsiasi riforma sostanziale. Non c'è bisogno di alcuna emittente statale per assicurare ad ogni cittadino l'informazione che necessita. Non mi è ben chiaro perché il popolo che ha la competenza di decidere nelle urne, non ce l'abbia nella scelta dei media».

Leggi l'intervista completa sul Corriere del Ticino di oggi a pagina 9.

Redazione | 26 gen 2018 05:20

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