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Anche Lugano dice no a "No Billag"

L'Esecutivo sottolinea le "gravi conseguenze su famiglie, aziende e indotto" in caso di approvazione dell'iniziativa

Il Municipio della Città di Lugano, a maggioranza, raccomanda di respingere l’iniziativa No Billag, in consultazione popolare il 4 marzo, che vuole abolire il canone radiotelevisivo. "Tale decisione -  scrive l'Esecutivo in una nota - mette in pericolo l’operatività della RSI e delle altre emittenti televisive e radiofoniche, con conseguenze negative fra l’altro anche sull’occupazione e sull’indotto della nostra regione".

"L’Esecutivo ritiene che l’approvazione dell’iniziativa avrebbe, a breve e a lungo termine, un impatto economico e sociale sul territorio del Luganese, quantificato nella perdita di molti dei circa 1700 posti di lavoro generati direttamente e indirettamente dalla RSI e dalle emittenti televisive e radiofoniche private. Le ricadute sull’occupazione e sull’economia del Luganese e della Svizzera italiana tutta sarebbero dunque rilevanti, con gravi conseguenze su famiglie, aziende partner e in generale sull’indotto della regione".

Come già espresso congiuntamente all’Unione delle Città Svizzere, "Lugano riconosce inoltre l’importanza che le reti SRG-SSR e le emittenti radiofoniche e televisive locali rivestono per la formazione delle opinioni dei cittadini. Un ruolo essenziale per il processo democratico svolto insieme alla stampa e a stretto contatto con i comuni, cui viene garantita la copertura di molti temi ed eventi locali".

Secondo il Municipio, "il gruppo SRG-SSR, è il solo in grado di fare concorrenza alle reti estere con contenuti volti a informare, educare e intrattenere in un’ottica di servizio pubblico. A esso si affianca la professionalità delle altre emittenti radiotelevisive regionali, che hanno saputo crearsi un pubblico e un ruolo complementare a quello delle emittenti pubbliche. L’Esecutivo ritiene quindi fondamentale che i cittadini possano continuare a beneficiare di programmi di qualità, in lingua italiana e attenti alla realtà locale. La contrazione dell’offerta rappresenterebbe un impoverimento per la pluralità dei media e per la multiculturalità elvetica, un valore riconosciuto a livello nazionale come confermano i flussi di dare-avere. Secondo i dati ufficiali, infatti, il Canton Ticino genera circa il 4% delle risorse del canone nazionale, mentre ne riceve il 22%, a beneficio come detto anche del tessuto economico locale".

"No Billag intende modificare l’art. 93 della Costituzione svizzera, che stabilisce che la radio e la televisione contribuiscono all’istruzione, allo sviluppo culturale, alla libera formazione delle opinioni e all’intrattenimento dei cittadini, tutela le particolarità del paese, la sua multiculturalità e plurilinguismo, nel rispetto della diversità di opinioni e salvaguarda i diritti degli utenti. La modifica costituzionale vieta alla Confederazione di gestire emittenti radiofoniche e televisive, mettendo di fatto a repentaglio questi valori. L’Esecutivo della Città ritiene che tali capisaldi siano fondamentali per l’evoluzione sociale, economica e culturale della Svizzera italiana, e pertanto dice no all’iniziativa il prossimo 4 marzo".

Redazione | 25 gen 2018 12:27

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