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Darwin aveva 10 milioni di debiti

Restano diversi interrogativi: perché affidarsi a un fondo che acquista, ristruttura e rivende società cercando di fare utili?

O si vendeva o si chiudeva. Stando a fonti di TeleTicino, informate sulla contabilità della società, al momento della cessione la situazione finanziaria di Darwin Airline era quantomeno delicata. Uscita a fatica dal commissariamento di Alitalia, sul piatto della compagnia ticinese gravavano una decina di milioni di debiti strutturali, accumulati nel corso degli anni. E la possibilità di compensare i deficit, fino ad allora garantita dagli azionisti, era arrivata agli sgoccioli. Difficile, d’altronde, senza il supporto di Etihad che deteneva il 33% dell’azionariato. O si vendeva, dunque, o si chiudeva.

Il bilancio d’esercizio della compagnia per il 2017, al momento della transazione, però era in attivo. Come? Innanzitutto Darwin poteva contare su beni dal valore complessivo di circa 23 milioni. A questo si aggiunge da un lato un immissione di capitale decisa a maggio da Etihad che coprì alcuni buchi lasciati scoperti in gran parte da Alitalia e dall’altro un ulteriore debito di 10 milioni di franchi (che si sommano ai 10 milioni di debito strutturali), chiesto e ottenuto proprio prima della compravendita. Il credito è stato concesso da una banca di Lugano su pegno dell'intero patrimonio della compagnia (che ammontava come detto a 23 milioni). Si trattava di cinque aerei su sei che ora, dopo il fallimento, sembra abbiano già trovato una società americana intenzionata al loro acquisto.

Il finanziamento – e questo è un passaggio importante – fu chiesto in accordo con Adria che ha in parte garantito l’ipoteca. L’operazione ha permesso dunque di ritrovarsi con una società con maggiore liquidità in cassa al momento della vendita.

A conti fatti dunque al momento della cessione Darwin si trovava con circa 12 milioni di liquidità (provenienti in parte da Etihad in parte dall’ipoteca sugli aerei), un debito strutturale di una decina di milioni. E infine un azionariato che, come detto, dopo 14 anni voleva vendere, pena la chiusura.

E’ il 19 luglio. La transazione è avvenuta non solo a un prezzo simbolico (100mila franchi) ma anche a tempo di record: appena un mese e mezzo.

In realtà ad acquistare Darwin non furono né a 4k ne Adria direttamente. Lo scorso luglio, a firmare il contratto, fu infatti una società di Zugo, la Phoenix, detenuta al 100% da Adria, a sua vuota detenuta al 100% da 4k. Insomma un sistema di scatole cinesi. L’operazione, ci è stato spiegato, era giustificata dal fatto che la cordata sloveno-lussemburghese aveva promesso, pare, di investire nella compagnia e di non lasciarla collassare.

Il resto purtroppo è storia nota. Dopo soli 4 mesi la compagnia è fallita lasciando scoperti diversi interrogativi, che si spera possano essere in parte chiariti alla fine della procedura fallimentare. Perché affidarsi proprio a 4k, un fondo che, notoriamente, acquista, ristruttura e rivende società cercando di fare utili? Non era abbastanza chiara la fine speculativa che avrebbe potuto fare Darwin?

Ma soprattutto perché mettere in pegno gli aerei? E dove sono finiti quei 12 milioni? Il consiglio d'amministrazione di Lugano Airport intende rivolgersi all'Ufficio fallimenti per chiarire questo punto.

Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino delle 18.45

 

Romano Bianchi

Romano Bianchi | 15 dic 2017 18:45

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