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"Prima i Nostri", c'è l'appoggio degli Stati

La Camera dei Cantoni ha concesso la garanzia federale per la modifica della costituzione ticinese

Al termine di un brevissimo dibattito, in sintonia con le raccomandazioni del Consiglio federale e della commissione preparatoria, la Camera dei Cantoni ha tacitamente concesso oggi la garanzia federale alla modifica della Costituzione cantonale ticinese. 

La riforma interviene dopo l'adozione dell'iniziativa "prima i nostri", lanciata dalla sezione ticinese dell'UDC e sostenuta dalla Lega dei Ticinesi. Il dossier va al Consiglio nazionale che tratterà questo tema la settimana prossima. L'iniziativa popolare, approvata dal popolo il 25 settembre del 2016, mira a proteggere la manodopera residente e a istituire la preferenza indigena. 

Secondo il relatore della commissione preparatoria, Peter Föhn (UDC/SZ), la modifica costituzionale ticinese non contraddice il diritto federale superiore. La commissione è giunta a questa conclusione, ha spiegato il "senatore" svittese, in seguito ad una perizia giuridica e alle raccomandazioni del Governo.

A tale proposito, la consigliera federale Simonetta Sommaruga ha sottolineato che a livello generale tutti i cambiamenti costituzionali vanno garantiti se non confliggono con la Costituzione federale, a prescindere dalle opinioni politiche di ciascuno. La responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia ha poi fatto notare che il nuovo articolo costituzionale ticinese non è applicabile direttamente, ossia non implica diritti e doveri, ma è necessaria una legge di applicazione.

A tale riguardo, come già fatto notare dal Consiglio federale e dalle commissioni preparatorie dei due rami del parlamento, il margine di manovra del Canton Ticino è assai ristretto, tenuto conto degli obblighi internazionali della Svizzera (leggi: libera circolazione delle persone e Convenzione dell'Associazione europea di libero scambio AELS) e dell'articolo di applicazione dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa.

I problemi possono riscontrarsi anche a causa delle prescrizioni federali relative al contratto di lavoro e alla protezione dei lavoratori.

Come detto il dossier passerà ancora al vaglio del Consiglio nazionale. La concessione della garanzia federale da parte della Camera del popolo dovrebbe essere una formalità, anche se non dovrebbero mancare voci dissonanti.

Alla fine del settembre scorso, in dichiarazioni rilasciate al "Blick", il consigliere nazionale Cédric Wermuth (PS/AG) aveva auspicato che il Parlamento negasse la garanzia federale. A suo avviso, l'iniziativa dell'UDC ticinese violerebbe due volte il diritto federale. Da una parte rappresenta un'ingerenza nella politica estera, che è di competenza di Berna, e dall'altra è contraria all'accordo di libera circolazione delle persone.

Secondo Wermuth, infatti, non è possibile che a Berna si giunga alla conclusione che una preferenza nazionale non va bene e poi il Ticino introduce una clausola di questo tipo nella sua legislazione.

Nel corso della seduta, il Consiglio degli Stati ha concesso la garanzia federale anche alle Costituzioni modificate di Turgovia, Vallese e Ginevra.

 

 

 

Redazione | 27 nov 2017 18:24

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