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Annullata l'espulsione di una badante polacca invalida

Il DI le aveva revocato il permesso di dimora. Ma il TRAM ha stabilito che la donna ha diritto di restare in Svizzera

Il Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) ha annullato la decisione della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni (DI) di espellere dalla Svizzera una cittadina polacca invalida.

La donna, classe 1959, giunse nel nostro Paese nell'agosto 2009 per lavorare come badante a tempo pieno. Perse il lavoro nel novembre 2010 a seguito del ricovero in una struttura sanitaria dell'anziano da lei assistito, ma ne trovò un altro nell'agosto 2011, sempre come badante. Anche il suo secondo assistito venne ricoverato in casa anziani, nell'ottobre 2012, e la donna si ritrovò quindi nuovamente senza impiego. Finì in disoccupazione e poi in assistenza. Nel frattempo, da aprile 2013, ottenne una rendita intera di invalidità di 151 franchi mensili e, da marzo 2014, un assegno per grandi invalidi di 468 franchi mensili, essendo diventata ipovedente.

Nell'aprile 2015 la Sezione della popolazione decise però di revocarle il permesso di dimora e di fissarle un termine per lasciare il territorio svizzero, tenendo conto che la donna non svolgeva da tempo alcuna attività lavorativa e non disponeva di entrate sufficienti per il proprio mantenimento. La cittadina polacca si oppose, ma nel febbraio 2016 il Consiglio di Stato confermò la decisione di espulsione.

La donna si è quindi appellata al TRAM, che ha accolto il suo ricorso. I giudici hanno riconosciuto che la donna, in quanto invalida, non ha più la possibilità di procacciarsi un impiego. Hanno pure riconosciuto che non dispone di mezzi finanziari sufficienti per il proprio sostentamento e che quindi deve ricorrere all'assistenza pubblica. Ma hanno sottolineato che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Sezione della popolazione e dal Consiglio di Stato, la donna ha il diritto di rimanere in Svizzera in base agli Accordi di libera circolazione. Gli accordi prevedeono infatti che tale diritto va accordato a chi risiede senza interruzione nel territorio di uno Stato per almeno due anni e viene colpito da inabilità permanente dal lavoro. Data inoltre l'assenza di precedenti penali a carico dell'insorgente tali da comportare il mancato rinnovo del suo permesso di dimora per motivi di ordine pubblico, i giudici del TRAM hanno quindi deciso di accogliere "senza ulteriore disanima" il ricorso della donna e di rinviare gli atti alla Sezione della popolazione affinché le rinnovi il permesso di dimora.

AS

Redazione | 14 nov 2017 13:09

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