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Caccia militari: "8 miliardi, spesa necessaria"

Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi la cifra richiesta dal Consiglio Federale è "ragionevole"

C’è chi lo considera uno sproposito e chi, come il Consigliere di Stato Norman Gobbi (Direttore cantonale degli Affari Militari) un investimento assolutamente necessario. 8 miliardi di franchi: è questa la cifra da capogiro prevista dal Consiglio Federale per il rinnovamento dei velivoli militari e del sistema missilistico dell’esercito.

"Si tratta di sistemi che hanno più di 25 anni e quindi hanno raggiunto la fine-vita tecnologica" racconta Gobbi ai microfoconi di Teleticino. "Anche se da un lato possono essere ammodernati, non sono però più competitivi e performanti. La cifra può sembrare importante, ma si tratta di creare un ombrello a protezione della Svizzera nella terza dimensione".

Dopo la bocciatura alle urne dei Gripen nel 2014 (3 i miliardi di spesa proposti allora), tre anni dopo il Dipartimento della Difesa ci riprova con un tariffario triplicato. “I mezzi attuali” ha spiegato il Consigliere Federale Guy Parmelin “hanno raggiunto il limite".

"Dobbiamo pensare che si tratta di difendere il nostro Paese" ha continuato Gobbi. "La difesa e la sicurezza parte anche da una difesa che è militare". 

Intanto è già partito il toto nomi. Tre i velivoli che compaiono nella “top three”: gli Eurofighter, i Raphael francesi e i Gripen svedesi, quest'ultimi già considerati dall'amministrazione i migliori nel rapporto qualità prezzo. Quanti saranno? Difficile dirlo, anche se stando a un recente rapporto del Dipartimento Federale della Difesa sono quattro le ipotesi al vaglio: 20, 30, 40 o 55 nuovi aerei entro il 2030.

Sia quel che sia la mossa, oggi come allora, ha già scatenato un pandemonio. La sinistra è contraria, la destra approva, il centro è scettico. E poi c’è chi, come il Gruppo per una Svizzera senza esercito, è pronto a richiamare in causa il popolo.

Maggiori dettagli nel servizio di Teleticino 

Romano Bianchi

Romano Bianchi | 10 nov 2017 19:00

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