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"Politica agricola 2022+: No alle nuove 'visioni' di Berna"

Per l'UDC si tratta di "una fuga in avanti volta a svuotare l’agricoltura elvetica del suo valore produttivo"

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell'UDC ticinese riguardo la politica agricola voluta dal Consiglio Federale

"Quale partito nato da quello Agrario ticinese, e quindi da sempre vicino alle tematiche del settore, l’UDC Ticino è seriamente preoccupata dell’annunciata analisi globale dell’evoluzione a medio termine della politica agricola voluta dal Consiglio Federale (CF) – peraltro contrastante con la recente decisione popolare di inserire il principio della sicurezza alimentare nella Costituzione federale ma, soprattutto, contrastante con la dilagante diffidenza popolare nei confronti dell’apertura a oltranza delle frontiere.

Il laborioso Concetto del CF per l'evoluzione a medio termine (2022) della politica agricola, nel relativo documento di 84 pagine si basa sul seguente presupposto:

“…che in futuro non sarà praticamente più possibile concludere accordi vantaggiosi dal profilo macroeconomico senza fare considerevoli concessioni, soprattutto in ambito agricolo… Una riduzione della dipendenza del settore dalla protezione doganale consente di preservare la flessibilità per la conclusione di accordi di libero scambio vantaggiosi per l’economia della Svizzera.”

Espresso in altre parole significa sacrificare l’agricoltura svizzera sull’altare di altri interessi economici legati all’apertura delle frontiere.

Infatti, a un approccio serio, volto a capire come mai la nostra agricoltura produttiva di estremamente elevata qualità che comporta naturalmente altrettanto elevati costi legati anche al livello di vita svizzero, si contrappone l’orientamento di una apertura tout court delle frontiere, camuffata con il solito fattore concorrenziale dell’ecologia. In questo modo non si fa altro che contraddire lo spessore che la volontà popolare ha affidato al settore agricolo, riassunto nell’art. 104 della Costituzione, definito anche come multifunzionalità della nostra agricoltura.

Una fuga in avanti volta a svuotare l’agricoltura elvetica del suo valore produttivo, sacrificandola sull’altare dell’ennesima sciagurata “apertura” verso i mercati esteri. Il che, nella fattispecie, significa non tanto un libero ed equo scambio di prodotti, bensì importazione a senso unico su fattori concorrenziali impari.

Come se ciò non bastasse, un non breve capitolo del ponderoso documento emesso dal Consiglio Federale, è dedicato alla linea ecologica che il settore agricolo dovrebbe adottare, con logica conseguenza di aumento degli oneri e ulteriori ostacoli burocratici che non incentiveranno di certo le famiglie contadine, e in particolare le giovani generazioni, a continuare, rispettivamente intraprendere l’attività rurale. Una linea di cui si aveva già avuto sentore nel discorso di Doris Leuthard all’apertura della fiera agricola OLMA di San Gallo lo scorso 12 ottobre, quando aveva esortato i contadini a una maggiore biodiversità, ad adattarsi al cambiamento climatico e ad adeguarsi al contesto commerciale internazionale. Delle condizioni praticamente impossibili da realizzare, perché l’ennesimo rafforzamento dell’ecologia nel nostro piccolo fazzoletto territoriale non potrà che aumentare i costi di produzione, mentre l’apertura delle frontiere spingerà i prezzi al ribasso. L’impegno dello Stato nel sostenere gli agricoltori con pagamenti diretti non potrà che aumentare, trasformando gli stessi da liberi imprenditori a quasi funzionari statali.

L’UDC Ticino spera che le premesse legate al ponderoso rapporto del CF, preambolo della procedura di consultazione sulla Politica agricola 2022+ che avrà luogo verosimilmente nel 2018, faccia scattare la tempestiva reazione dei diretti interessati – partiti politici ma, soprattutto, i contadini e le loro associazioni di categoria – per contrastare efficacemente quella che sarebbe lo svuotamento dell’agricoltura produttiva elvetica dei suoi contenuti. Non vogliamo vedere i nostri contadini ridotti a “funzionari statali” curatori del paesaggio senza prodotti.

L’UDC Ticino vuole farsi portavoce verso Berna delle preoccupazioni e rivendicazioni del settore agricolo del Cantone. Per questo motivo invitiamo gli attori del settore agricolo a volersi palesare, affinché si possa coordinare una presa di posizione corale e unita nel difendere questo importante settore economico cantonale".

Redazione | 10 nov 2017 11:43

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