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Polizia: "Utile segnalare la nazionalità dei criminali"

Renato Pizzolli, Polizia Cantonale: "Dare un’informazione più completa possibile senza svelare l’identità delle persone"

"Arrestato per furto un 61enne italiano residente nella provincia di Como".

Sono le prime righe di un comunicato stampa di qualche giorno fa. Poche informazioni. Quante bastano, secondo il portavoce della Polizia Cantonale Renato Pizolli, per inquadrare l’episodio. Il Ticino insomma al momento non intende seguire la nuova prassi dei colleghi della città di Zurigo: ovvero non divulgare più di propria iniziativa la nazionalità delle persone sospettate di reato.

Pizolli spiega: "L’idea di fondo è dare un’informazione più completa possibile senza per questo svelare l’identità delle persone o ledere in qualche modo ai loro diritti. Spesso viene comunque sollecitato per necessità d’inquadrare un fenomeno".

Diverso il parere del responsabile sicurezza della città di Zurigo. Secondo Richard Wolff citare il passaporto equivale a dire che il crimine consegue alla nazionalità. Un’informazione che rischia di essere cavalcata anche politicamente.

Secondo Pizzolli "più che una valutazione da “Potrebbe dare adito o meno”, possiamo dire che nel confronto degli anni, precedenti all’introduzione dell’informazione, non abbiamo avuto situazioni discriminanti, ghettizzanti o altro".

Anzi. Secondo Pizolli il rischio sussisteva prima quando la polizia si atteneva alla sola dicotomia svizzero / straniero. Il nuovo identikit, chiamiamolo così, è stato introdotto nel 2012 in linea con le raccomandazioni della conferenza delle polizie cantonali.

Redazione | 8 nov 2017 19:00

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