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Via il lusso da Via Nassa?

Dalla fine di settembre anche Bally ha lasciato, ma all’orizzonte sembra delinearsi un nuovo trend: meno lusso più larghi consumi

Malgrado il nome di prestigio la chiusura dello store della Bally in via Nassa non ha sollevato alcun polverone. Sono passate più di tre settimane da quando la boutique del brand svizzero ha lasciato il salotto buono di Lugano e l’assenza di clamore attorno a questa nuova partenza illustre, dà l’idea dello spirito che pervade i commercianti della via.

Attraverso la propria portavoce Bally fa sapere che al momento non fornirà informazioni in merito alla chiusura dello store di Lugano. L’azienda con sede a Caslano è oggetto di un cambio di proprietà. Secondo l’agenzia Bloomberg sarebbe contesa fra tre colossi asiatici. Sul piatto 600 milioni di euro, prezzo fissato in aprile dalla JAB Luxury, gruppo tedesco che intende allontanarsi dal settore del lusso.

Un trend analogo a quello che si sta osservando in via Nassa. Le vetrine oscurate annunciano attività commerciali accessibili a una clientela più ampia e, stando a quanto riferisce TeleTicino, si vocifera che presto potrebbe aprire anche una galleria d’arte. Che sia questo il futuro di via Nassa? Il vicesindaco Michele Bertini parlato del LAC come traino di un possibile cambiamento in questo senso. Ossia che lungo via Nassa potrebbero appunto trovare posto librerie, gallerie d’arte e in generale commerci legati all’arte.

Il tema degli affitti resta tuttavia il principale oggetto del contendere. In giugno Bertini propose di vincolarli alla cifra d’affari dei negozi, ma per il momento la proposta non sembra aver avuto un seguito. Contatti informali fra proprietari degli immobili e commercianti ci sono già stati e alcuni proprietari sarebbero disposti a vincolare le pigioni alla cifra d’affari.

Tutti i dettagli nel TG di TeleTicino delle 18.45

 

AR

Andrea Ramani | 27 ott 2017 18:45

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