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Filippo Rossi: "Ci hanno teso una trappola"

Il ticinese arrestato in Venezuela è rientrato in Ticino e ha raccontato le sue verità al Corriere del Ticino

E' finalmente tornato in Ticino Filippo Rossi, il giornalista ticinese arrestato in Venezuela e poi rilasciato. In una lunga intervista di Carlo Silini sul Corriere del Ticino, il 27enne ha raccontato la sua vicenda.

Rossi racconta di come, assieme ai colleghi Roberto Di Matteo e Jesus Medina, fosse entrato nel carcere di Tocoron per raccontarne la sua struttura autogestita dai criminali. Ma una volta entrati, nonostante le autorizzazioni, il viceministro delle carceri venezualane Vilmer Apostol ha sostenuto che stessero facendo qualcosa di illegale e ha ordinato l'arresto.

Secondo il ticinese, si sarebbe trattata di una vendetta da parte di qualcuno all'interno del carcere, dato che i tre giornalisti si erano rifiutati di pagare una mazzetta da mille euro per entrare a Tocoron. Il tempo passato in carcere è stato davvero duro: "Un edificio rettangolare col corridoio in mezzo che separava le celle le une dalle altre, ognuna con le sbarre davanti. E' stato terribile. Le celle misurano sei metri per sei e di solito contengono 12 o 13 persone, con gente che dorme in mezzo senza materasso né nient'altro. (...) Di notte c'erano i ratti: abbiamo riempito d'acqua le bottiglie della cella mettendole sotto la porta per evitare che entrassero. Abbiamo dormito in tre su un materasso, coi piedi di fuori e le scarpe come cuscino".

L'intervista completa nell'edizione odierna del Corriere del Ticino

Redazione | 13 ott 2017 06:21

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