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Toscani: "I ticinesi i terroni della Svizzera. Per questo li amo..."

Il grande fotografo protagonista al m.a.x. museo di Chiasso: "Mi farei una foto da morto, ma non sarà facile..."

Come si fanno a condensare 50 anni di carriera in una sola mostra? Se sei Oliviero Toscani è facile: prendi le oltre 20'000 foto scattate in mezzo secolo, le proietti sulle stanze a 120 bpm con la voce del fotografo che rimbomba. Si è letteralmente travolti dall'arte di Toscani. "Vi piace? Volevo che non si capisse più nulla. E poi non sopporto quando la gente guarda le foto e si fa troppe seghe mentali pensando che dietro ogni posa ci sia chissà che messaggio universale...".

E' proprio questo quello che aspetta i visitatori del m.a.x museo di Chiasso dal 10 ottobre al 21 gennaio, nella mostra personale di Oliviero Toscani, la prima dove sono visibili tutte le foto del 75enne milanese . Con il quale cercare di fare un'intervista "standard" è semplicemente impensabile...

"Sono tra i fondatori dell'Accademia di Architettura di Mendrisio, ogni volta che vengo in Ticino sono contento. Anche perché siete i terroni della Svizzera. Siete fortunati per questo, la gente del Sud è più fantasiosa e calorosa. Ho pure sperato che il Ticino diventasse parte della Repubblica Cisalpina, ma purtroppo niente!"

Toscani ricorda con affetto i suoi studi al Kunstgewerbeschule di Zurigo: "Le foto che ho stampato non sono ingiallite. Sono stato bravo: non c’erano le nuove tecnologie, si faceva tutto a mano. Ma ero patetico, non ero cinico ed ero immaturo, vorrei essere giovane adesso per ribellarmi, dare energia alle cose e scendere in strada. Mentre noi italiani ormai siamo buoni a farlo solo per urlare allo stadio. Quando vedo i giovani invecchiati, con la testa da impiegati della vita gli darei una svegliata io: facendoli vedere la differenza tra un Mario Monti e un Mick Jagger...".

Ma il tema che ha più a cuore è quello dei diritti umani, che introduce, con delle immagini esposte all'entrata del m.a.x. museo, la sua mostra: "Un giorno ci sarà una nuova versione del processo di Norimberga per giudicare come abbiamo trattato gli immigrati. E sinceramente io non voglio trovarmi tra i colpevoli. Mi sembra assurdo che un uomo non possa camminare oltre un certo limite solo perché abbiamo stabilito un confine, come se fossimo degli oggetti dentro una scatola. Anzi, peggio degli oggetti, perche un Rolex lo vogliono tutti, mentre nessuno vuole me. E proprio per questo trovo che chi ha il Rolex sia un imbecille, perché c'è gente che pensa di essere realizzato solo se ha quell'orologio". Due secondi di pausa e ammette: "Però anche io ho un Rolex, che mi ha regalato mia madre nel 1965. Quindi anche io sono un po' cretino...".

Ormai Toscani è un fiume in piena, come le sue foto: "Non c'è un limite alla provocazione. Anche l'eccesso può essere una provocazione in sé. Ma non capisco perché si dia sempre un’accezione negativa a questo termine: possiamo provocare amore, provocare pace… Sta a noi. Una cosa è certa: non dobbiamo cercare il consenso. Il compito di un artista è un altro, è quello di portarti dove da solo non arrivi".

Ma, dopo i 20mila scatti fatti, ce n'è uno che ancora vorrebbe riuscire a fare? "Certo, me stesso. Morto. Sarebbe interessante... A me la morte non spaventa, ma diverte. Anzi, guardo questi bellissimi spazi del m.a.x. museo con le mie foto e penso che mostre di questo livello le fanno per artisti che sono deceduti... e quindi mi immagino un fantasma che vaga per il museo. Anzi sapete cosa, adesso vado a segnare la mia data di morte all'entrata!".

Si alza, saluta, due foto di rito e se ne va. Non sappiamo se per segnare davvero la data della morte, fateci caso se passate per il m.a.x. museo, magari già domenica 8 ottobre alle 17.30 in occasione del vernissage!

MS

Redazione | 7 ott 2017 15:53

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