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Destituzione? la Costituzione cantonale dice...

Spetterà all'Ufficio presidenziale stabilire "se c'è un contrasto con la dignità della carica"

Dopo la notizia della condanna della deputata Lisa Bosia Mirra le parole “destituzione” e “dimissioni” sono tornate immancabilmente in auge. La stessa deputata ha ribadito che probabilmente non si sarebbe dimessa e che verosimilmente ricorrerà “anche fino all'ultima istanza”.

Ribadiamo quindi cosa prevede la Costituzione cantonale.

Nell’ Art. 29a14 (“Ineleggibilità e destituzione”) si legge che “è ineleggibile alla carica di membro del Gran Consiglio, del Consiglio di Stato e di membro e supplente del Municipio il cittadino condannato alla pena detentiva o alla pena pecuniaria per crimini o delitti contrari alla dignità della carica”, mentre “chiunque si trovi in condizioni di ineleggibilità è destituito dalla carica”.

Come confermatoci ad aprile dai Servizi giuridici del Consiglio di Stato, l’eventuale procedura di destituzione verrebbe promossa dall’Ufficio presidenziale del Gran consiglio e l'eventuale proposta verrebbe in seguito sottoposta al plenum del Gran consiglio. Spetta quindi all'Ufficio presidenziale stabilire se vi sia un contrasto con la dignità della carica. Si tratta di una definizione generica e per fare un po’di chiarezza il Consiglio di Stato, in un messaggio governativo del 2006 (Revisione delle norme sull’ineleggibilità, sulla destituzione e sulla sospensione di persone condannate o perseguite per crimini o delitti contrari alla dignità della carica", aveva dato una chiave interpretativa:

“In generale, sono contrari alla dignità della carica i reati che per la loro natura sono incompatibili con una funzione elettiva come quelli contro la volontà popolare (per esempio, frode elettorale) e quello di corruzione. Ad essi si devono aggiungere tutti i reati gravi intenzionali (omicidio, rapina, violenza carnale, riciclaggio di denaro, eccetera)”.

“Per quanto riguarda gli esecutivi, devono essere considerati incompatibili con la funzione i reati patrimoniali (appropriazione indebita, furto, truffa, amministrazione infedele) anche nel caso in cui la violazione commessa sia di minore gravità perché i membri del Consiglio di Stato e del Municipio gestiscono i beni pubblici. L’incompatibilità dei membri dei legislativi deve essere decisa con criteri meno severi, in particolare se si tratta di consiglieri comunali. I giudici di pace, in quanto magistrati dell’ordine giudiziario, devono mostrare una particolare attenzione al rispetto della legge e la loro incompatibilità deve essere giudicata con criteri severi. Reati nell’ambito dell’amministrazione della giustizia, quali la denuncia mendace, lo sviamento della giustizia e il favoreggiamento devono condurre alla loro ineleggibilità o destituzione”.

“La gravità non dipende solo dal tipo di reato ma anche dalla fattispecie: la violazione può essere stata commessa intenzionalmente o per negligenza; l’autore può aver agito di persona o essere intervenuto quale istigatore o quale complice; vi possono essere delle circostanze aggravanti (per esempio, recidiva) o attenuanti (per esempio, legittima difesa, stato di necessità). A causa dei diversi fattori da considerare e da ponderare, non è possibile stilare un elenco dei reati che conducono a un’incompatibilità. Non è una soluzione appropriata nemmeno il far dipendere l’incompatibilità dalla pena inflitta: la condanna di un municipale a una pena pecuniaria per una truffa (magari addirittura ai danni del Comune) non ha la stessa valenza della condanna alla medesima sanzione per un’infrazione alle norme della circolazione stradale”.

Redazione | 28 set 2017 12:40

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