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Salario minimo, la polemica dell'estate

Dopo AITI e politica, oggi anche la Federazione dei commercianti ha preso posizione

Salario minimo. Se esistesse un podio delle polemiche estive in salsa ticinese, uno dei gradini più alti sarebbe senz’altro suo. È riuscito persino a far dimenticare per un momento che la presidente della confederazione, a volte, fa la spesa in Italia.

Sul salario minimo molto è stato detto e molto resta ancora da dire. Gli iniziativisti e l'Associazione industrie ticinesi (AITI) hanno già abbondantemente espresso la loro opinione. Ora, piano piano, anche altri attori della politica e del mondo economico ticinese stanno uscendo alla scoperto.

Oggi, a dire la sua, è Augusto Chicherio, presidente della Federcommercio, interpellato dai colleghi di TeleTicino: "Noi partiamo dal presupposto che un contratto di lavoro possa essere accettato da ambo le parti. Penso che comunque la strada è stata aperta con la decisione del Tribunale federale per il Cantone Neuchâtel. Quindi ritengo che anche in Ticino arriverà un salario minimo. Ma sarà un salario minimo di una portata ridotta".

La Federcommercio, ha comunque già le sue gatte da pelare. Dopo mesi di discussioni, commercianti e sindacati, erano riusciti a trovare la quadratura del cerchio su di un contratto collettivo nel settore della vendita che permetterebbe l’entrata in vigore dell’estensione degli orari di apertura dei negozi, approvata dal popolo nel febbraio del 2016. Anche qui, ad onor del vero, una spintarella da parte della politica c’era stata: l’estensione degli orari infatti era stata concessa in cambio, appunto, del CCL.

Il contratto collettivo nel settore della vendita prevede, come minimo salariale per dipendenti non qualificati, 3'200 franchi al mese. Leggermente sotto la soglia dei 20 franchi orari attorno ai quali si dibatte.

E ruota proprio su contratti collettivi e salario minimo il prossimo nodo da sciogliere. Perché secondo molti, tra cui Chicherio, i CCL avrebbero la precedenza sul salario stabilito per legge. Se il minimo contrattato è più basso di 20 franchi orari, fa dunque stato quello. Tra questi "molti" non figurano naturalmente gli iniziativisti. Nella loro lettera al Consiglio di Stato hanno sottolineato come, secondo il Tribunale Federale, non sia contrario alla libertà economica adeguare i contratti collettivi. Riassumendo: quelli sotto la soglia dovranno essere adeguati. 

Voilà. La polemica più bollente dell’estate si candida a diventare quella più rovente di tutto l’autunno.

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Redazione | 11 ago 2017 18:45

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