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IPUS, fallimento confermato

Il TF ha respinto il ricorso dell'Istituto evidenziando "fatti e mezzi di prova confusi e inammissibili"

È approdata fino al Tribunale federale la vicenda del fallimento dell’Istituto istituto privato universitario svizzero (IPUS). Nel luglio del 2016, ricordiamo, il rettore dell’istituto aveva chiesto il fallimento senza preventiva esecuzione dell’Istituto, per un credito complessivo salariale non versato pari di 30'333.35 franchi.

Con decisione del 1° settembre 2016 il Pretore aggiunto della Giurisdizione di Mendrisio-Sud aveva dichiarato il fallimento dell’Istituto, il cui reclamo era stato respinto con sentenza del 5 ottobre 2016 dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino. Con ricorso del 3 novembre 2016 l’Istituto aveva impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale, chiedendo, previa concessione dell'effetto sospensivo, la revoca del fallimento.

Il 12 dicembre 2016 il Tribunale federale aveva accolto la richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo (nel senso che la dichiarazione di fallimento permane, ma che per la durata della procedura non possono essere adottate misure d'esecuzione del fallimento), con la precisazione che eventuali provvedimenti conservativi già adottati rimangono tuttavia in vigore.

Il TF ha però evidenziato come l’Istituto non abbia ottemperato all'onere di allegazione e motivazione posto dall'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, elemento, questo, che conduce all'inammissibilità del gravame. “Le esigenze di motivazione sono più rigorose quando è fatta valere la violazione di diritti fondamentali. II Tribunale federale esamina queste censure solo se la parte ricorrente le ha debitamente sollevate e motivate – si legge nella sentenza - Ciò significa che il ricorrente deve indicare in modo chiaro e dettagliato con riferimento ai motivi della decisione impugnata in che modo sarebbero stati violati i suoi diritti costituzionali”.

Esaminate le censure "chiaramente rivolte" contro la sentenza del Tribunale d'appello, i giudici di Mon Repos hanno rilevato che l’Istituto “non contesta più di aver sospeso i suoi pagamenti, ma ribadisce che tale situazione sarebbe solo di natura passeggera”. Quindi “la ricorrente parte dall'errato presupposto secondo cui l'impugnata sentenza si fondi essenzialmente sulla sua ammissione di essere in difficoltà finanziarie già dal 2014 - spiega il TF - Al rimprovero dei Giudici cantonali di non aver dimostrato di poter rapidamente risanare la sua situazione economica, essa replica sostenendo semplicemente il contrario ed allegando in modo confuso fatti e mezzi di prova inammissibilmente nuovi. Le argomentazioni ricorsuali - generiche, apodittiche e prive di un reale confronto con gli elementi determinanti ai fini del giudizio - risultano così del tutto insufficienti a dimostrare che i Giudici cantonali avrebbero violato il diritto federale confermando una durevole sospensione dei pagamenti”.

Insufficientemente motivato, il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile e le spese giudiziarie pari a 3'000 franchi sono state poste a carico dell’Istituto.

Redazione | 30 mag 2017 12:59

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