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"In caso di condanna, mi dimetterò"

Così Bosia Mirra dopo la conferma del decreto d'accusa che la porterà a processo per l'entrata illegale di migranti

"In caso di condanna definitiva, mi dimetterò". Lisa Bosia Mirra parla della sua decisione di andare a processo, dopo che il Ministero Pubblico ha confermato oggi il decreto d'accusa, che ritiene la deputata socialista colpevole di ripetuta incitazione all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegale in Svizzera. Un decreto che "non sorprende", al quale ha deciso di opporsi per una "questione di principio", racconta Bosia Mirra ai colleghi di Radio 3i. 

"Per me è incomprensibile che ognuno di noi possa viaggiare liberamente, mentre le persone che hanno più bisogno, che scappano da zona di guerra o da dittature, non lo possono fare. Nella Costituzione Svizzera sono contenuti due principi base: il rispetto delle leggi e il rispetto della dignità umana. A parte la mia persona, quello che il giudice dovrà stabilire è quali di questi due principi ha un maggior peso. Per questo ha senso andare in Tribunale".

Una sentenza che potrebbe fare giurisprudenza? "Si, e non sono l'unica. In Italia è appena stato assolto l'attivista Félix Croft, che tentò di portare una famiglia somala in Francia. È stato assolto perché il fatto non costituisce reato".

Lisa Bosia Mirra non sembra preoccuparsi dell'esito del processo. Anzi, si dice pronta a dimettersi dalla sua carica pubblica in caso di condanna: "Al momento della condanna definitiva, darò senz'altro le dimissioni. Questo è chiaro. Fino ad allora, proprio perché essere in Parlamento permette di portare la battaglia per i diritti delle persone a un attenzione maggiore, credo sia corretto che io rimanga al mio posto. Del resto le persone che mi hanno eletto mi conoscono. Il primo giorno che sedevo in Gran Consiglio portavo una maglietta con scritto "Nessun essere umano è un clandestino". Quindi era chiara fin dal principio la mia battaglia per i migranti. Non mi rimprovero nulla. Sono dunque serena".

"Io ho infrato la legge perché pensavo fosse giusto farlo" aggiunge la deputata socialista. "Ritenevo che le persone avevano bisogno di essere accompagnate per raggiungere i loro parenti. L'ho fatto in piena coscienza. Se il giudice stabilirà che la dignità umana ha meno importanza del rispetto delle legge, io ne prenderò atto e mi dimetterò dalla carica pubblica. Questo è chiaro".

Ascolta l'intervista integrale di Radio 3i al seguente link: www.radio3i.ch/post/2275

 

 

 

Redazione | 19 mag 2017 19:33

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