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Alfabetizzazione digitale: ticinesi sotto la media

I risultati di uno studio internazionale "destano qualche preoccupazione". I nostri giovani sono "appena sufficienti"

Nel confronto internazionale, gli allievi di terza media ticinesi si sono rivelati appena sufficienti nell’utilizzo delle nuove tecnologie ottenendo un punteggio medio di 496 punti, che non si discosta in maniera statisticamente significativa dalla media internazionale, fissata a 500. È quanto emerge dal rapporto sulla Svizzera italiana dell’indagine International Computer and Information Literacy Study 2013, redatto dal Centro innovazione e ricerca sui sistemi educativi della SUPSI.

Lo studio ICILS promosso dall’International Association for the Evaluation of Educational Achievement (IEA), svoltosi nel 2013, valuta le competenze informatiche e comunicazionali degli adolescenti al loro ottavo anno di scolarizzazione (la nostra terza media). A livello globale la ricerca ha coinvolto complessivamente 20 Stati, circa 60'000 studenti e 20'000 tra docenti, direttori e responsabili informatici di sede.

Nel Cantone Ticino più di 1000 allievi hanno svolto un test di competenza e, assieme a circa 250 professionisti della scuola, hanno risposto a un questionario. La Svizzera italiana è l’unica regione linguistica del Paese ad aver adempiuto ai parametri di campionatura previsti dall’indagine. I risultati sono quindi rappresentativi e comparabili a livello internazionale, ma non possono essere raffrontati a quelli delle altre regioni linguistiche svizzere.

Nell’utilizzo delle nuove tecnologie, gli allievi di terza media ticinesi hanno ottenuto un punteggio medio di 496 punti che non si discosta in maniera statisticamente significativa dalla media internazionale, fissata a 500. Questo risultato è prossimo al limite inferiore del secondo livello di competenza su una scala di quattro. Concretamente, una persona che raggiunge tale livello è in grado di svolgere autonomamente semplici attività che richiedono l’uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), ma deve essere supportato per trattare compiti più complessi, ha consapevolezza del diverso grado di affidabilità delle informazioni presenti sul web, ma non possiede appieno gli strumenti per selezionarle, sa che esistono dei pericoli ad esporre sulla rete informazioni personali, ma non è sempre capace di riconoscerli e non ha, infine, quasi alcuna cognizione dei diritti d’autore legati a ciò che si trova su internet.

Nel nostro cantone vi sono relativamente pochi studenti, il 9%, con competenze informatiche e comunicazionali inferiori al Livello 1, cioè veramente scarse. Una percentuale simile, infatti, si registra anche in Corea del Sud che ha però un risultato medio sensibilmente superiore. Inevitabilmente, vi è altresì una proporzione abbastanza scarsa di allievi molto competenti, che raggiungono almeno il Livello 3, anche in questo caso solo il 9%, un dato inferiore, ad esempio, a quello della Lituania e del Cile che hanno risultati medi complessivi inferiori o analoghi.

I risultati ticinesi destano qualche preoccupazione poiché ben dieci sistemi educativi sui quattordici che hanno potuto essere comparati hanno fatto registrare punteggi medi significativamente superiori. Si tratta di Repubblica Ceca, Australia, Polonia, Norvegia, Corea del Sud, Germania, Slovacchia, Russia, Croazia e Slovenia; da notare che la maggior parte di questi paesi ha un Indice di sviluppo tecnologico (IDI) - una misura sintetica della qualità e della quantità delle infrastrutture e dei servizi tecnologici presenti in un determinato paese elaborata dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni – inferiore a quello svizzero.

Tra le concause che potrebbero spiegare la performance relativamente modesta degli allievi ticinesi vi è una scarsa disponibilità di infrastrutture tecnologiche nelle sedi scolastiche. Il rapporto tra numero di allievi e numero di computer, nel nostro cantone, è di 11 a 1, mentre in Australia e Norvegia è di, rispettivamente, 3 e 2 a 1. Anche il ruolo dei docenti nella formazione tecnologica e comunicazionale offre spunti di riflessione: la percentuale di chi dichiara di utilizzare il computer a lezione o per altre ragioni professionali almeno una volta a settimana è, in entrambi i casi, di decine di punti percentuali inferiore alla media internazionale.

Da un punto di vista istituzionale, si constata inoltre che gli Stati che hanno ottenuto i risultati migliori – Repubblica Ceca, Australia e Polonia – sono accomunati dal fatto che la politica scolastica di integrazione delle nuove tecnologie, oltre che a livello regionale, è definita in maniera più marcata rispetto a quanto avviene in Svizzera, anche a livello nazionale: ciò probabilmente non è irrilevante in un ambito che necessita di investimenti importanti. In questi paesi, inoltre, contrariamente a quanto avviene in Ticino, l’insegnamento di una materia specificamente legata alle TIC è obbligatorio e valutato.

Redazione | 19 mag 2017 09:20

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