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"Ecco perché aiuto i profughi illegali"

Lisa Bosia Mirra racconta nel dettaglio ciò che l'ha spinta a portare illegalmente in Svizzera diversi migranti

"A un certo punto è stato troppo. Non ce l’ho fatta più. E non ho più potuto girare la testa": Lisa Bosia Mirra ha deciso di mettere nero su bianco ciò che ha passato negli ultimi anni, le esperienze fatte in campo sociale e umanitario, i drammi a cui ha dovuto assistere in prima persona. Per fare capire il perché di alcuni suoi comportamenti e in particolare perché, diversi mesi fa, ha deciso di aiutare alcuni migranti ad entrare illegalmente in Svizzera.

Lo fa in 40 pagine, in quello che chiama "memorandum". Una memoria difensiva, di cui il Caffè pubblica alcuni stralci sul domenicale e integralmente sulla sua pagina internet (clicca qui), che ripercorre un’inedita biografia che riassume l’emergenza profughi di questi ultimi anni attraverso l’impegno della deputata socialista, oggetto di un decreto d'accusa da parte della giustizia ticinese.

Bosia Mirra racconta prima del lavoro col Soccorso operaio svizzero, durante il quale ha vissuto le lacerazioni delle espulsioni di tanti richiedenti l’asilo. Poi dell’incontro con Nawal Soufi, "una giovane attivista che trascorreva i suoi giorni alla stazione di Catania aiutando i siriani sbarcati a fare il biglietto per il Nord e le sue notti ricevendo telefonate di richiesta di soccorso dalle imbarcazioni in mare". E ancora le prime raccolte di fondi per i disperati che nell’estate del 2014 sbarcavano in Sicilia, la nascita dell’associazione Firdaus, gli aiuti per i centri di accoglienza a Milano e le missioni umanitarie all’estero. E infine, l'esperienza a Como tra i profughi ammassati alla stazione ferroviaria.

Al riguardo spiega di aver trascorso nella città lombarda ogni giorno dal 15 luglio al 1° settembre 2016, durante i quali ha intessuto relazioni con i volontari e le organizzazioni caritative. "In questo mese - si legge - abbiamo distribuito coperte, culle, sapone, organizzato il pranzo per 500 persone ogni giorno. Abbiamo avuto la certezza che alla dogana succedevano cose ingiuste e contrarie alla legge, che degli accordi per le riammissioni semplificate c’erano stati" e aggiunge: "Io non ce l’ho fatta più. Mi è pesato il privilegio, io avevo il librettino rosso, quello con la crocetta svizzera e andavo avanti e indietro, ogni sera. E dormivo a casa in un letto. Io non ho visto la guerra, non ho patito la fame, non sono cresciuta in un campo profughi, non ho attraversato il Sahara, non ho bevuto acqua allungata con benzina per 21 giorni, non ho dovuto seppellire gli amici nel deserto, non sono stata arrestata dai libici, non sono stata picchiata, stuprata, torturata, non ho dovuto pagare riscatti. Io non ho affrontato il mare su una barca sovraccarica, non sono stata pigiata in una stiva nauseabonda di vomito, non ho viaggiato con un cadavere di fianco, non ho perso nessuno".

E conclude, appunto, spiegando il perché ha deciso di far entrare illegalmente in Svizzera diversi migranti: "Io non ce l’ho fatta più, semplicemente. Ad un certo punto è stato troppo. E non ho più potuto girare la testa né andare altrove per riprendere fiato. Dove avrei potuto andare? In vacanza? Ecco com’è andata. E adesso che posso fare? Ho perso fiducia in tutto: ho perso fiducia nelle istituzioni, ho perso fiducia delle organizzazioni umanitarie, ho perso fiducia in me stessa".

Redazione | 23 apr 2017 08:47

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