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Elezioni francesi, rischio "catastrophe"?

Alla vigilia del voto, Jacques Ducry e Philippe Bouvet hanno fatto la loro scelta, ma l'incertezza regna sovrana

Questa domenica 47 milioni di francesi si recheranno alle urne per le attese elezioni presidenziali, che determineranno chi succederà a François Hollande. Se nessuno degli 11 candidati raggiungerà la maggioranza assoluta delle preferenze, si andrà al ballottaggio il 7 maggio. Vista la grande incertezza che regna nel paese, il secondo turno appare ben più che probabile. 

Emmanuel Macron al 25%, Marine Le Pen al 22%: queste le cifre dell'ultimo sondaggio, pubblicato ieri, a tre giorni dal primo turno. Nell'inchiesta dell'istituto Harris Interactive per France Télévisions, dietro i due favoriti ci sono (appaiati al 19%) François Fillon e Jean-Luc Mélenchon, candidati della destra dei Républicains e della sinistra radicale. I margini di errore prevedibili sono ancora tali da lasciare ai due inseguitori ampie possibilità di passare al secondo turno. Molto staccato appare ormai il socialista Benoît Hamon, al 7,5% circa, in netto calo rispetto a qualche mese fa.

"Hamon è il più positivo e propositivo"

Proprio l'ultimo citato è però il candidato favorito di Jacques Ducry, deputato ticinese, ma tuttora in forte legame con la Francia, dalla quale erano originari i suoi nonni. Il granconsigliere socialista in questi giorni si trova proprio a Parigi, dove ha peraltro assistito a un comizio di Hamon: "L’ho visto bene, ha sviluppato bene il suo programma. A livello di sondaggi è penalizzato e sembra che i suoi voti si stiano un po’ spostando su Mélenchon, candidato di rottura sulle tematiche europee. Per le mie convizioni quindi, lui ovviamente non convince, sull'Europa ha delle posizioni come Marine Le Pen." Al di là delle posizioni europeiste, del candidato del Parti Socialiste Ducry apprezza soprattutto la sua maggiore "positività e propositività" rispetto agli altri candidati, nonché "l'onesta intellettuale": "Mélenchon è più un demagogo. Con lui o Le Pen finirebbe 'tout court' l'Europa. Un'uscita dall'Europa sarebbe una catastrofe che scatenerebbe poi la rabbia dei cittadini, obbligando a un regime forte. La fine della democrazia".

A meno di considerare Macron di centro-sinistra, la sinistra transalpina potrebbe anche rischiare di non vedere nessun candidato al secondo turno: "Come spesso accade, la sinistra si è spaccata in due, è un peccato - spiega Ducry - Ho paura che eventualmente vada anche Fillon al turno successivo. Tutti i ticket sono possibili, ma in caso addirittura di Fillon-Le Pen, la sinistra cosa farà? Starà a casa?"

L'ex magistrato ticinese, durante il nostro colloquio telefonico, ci racconta inoltre un curioso aneddoto, che solleva la possibile problematica dell'astensionismo: "Mentre ero su un taxi, la radio francese stava parlando dell'ultimo sondaggio e il tassista ha cambiato subito programma dicendo che “non se ne può più”. Un indice dell'esasperazione di alcuni, mentre altri cittadini esitano veramente molto pensando al voto utile in quest'atmosfera di incertezza. I contenuti sono stati pochi, con tanti scandali e non c’è un dibattito ideologico nel cittadino, si decide di più con le simpatie e le tendenze."

"Le Pen ha le sue gabole, preferirei Asselineau"

Philippe Bouvet, consigliere comunale a Massagno per la Lega dei Ticinesi, è nato a Parigi ed è tuttora in possesso della nazionalità francese. Di posizioni ideologiche in contrasto con Ducry, non vede di buon occhio i candidati della sinistra, ma si distingue anche per la sua preferenza verso un candidato più alternativo: "La campagna è partita male, c'è molto spazio solo per 5 candidati. A me piuttosto è piaciuto parecchio François Asselineau dell'UPR. L'ho scoperto durante questa campagna, anche se resto ancora molto indeciso: sono dell'idea che bisognerebbe un po' fare piazza pulita, sinistra e destra hanno fatto degli errori, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se la popolazione vuole andare avanti così - aggiunge sorridendo Bouvet - probabilmente non capisce nulla o è masochista."

Se Macron è "un'illusione, tutto l'opposto di quello che dichiara di essere", mentre i "socialisti si sono fatti male da soli", e Fillon "si è giocato le sue buone probabilità con lo scandalo relativo alla moglie", per il leghista anche "Marine Le Pen avrebbe le sue gaboline con l'Europa e dovrebbe mettere a posto le cose all'interno del suo partito". Forte è quindi l'indecisione, ma a meno di sorprese "con qualsiasi scelta la vedrei male - afferma il nostro intervistato - nel senso che non si andrà da nessuna parte: una “catastrophe” per riassumere. Non vedo un bel futuro purtroppo. È deleterio che ogni volta che si presenta qualcuno di estrema destra venga tacciato di razzista."

 

OC

OC | 21 apr 2017 11:35

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