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"Freniamo le spese dello Stato"

Un comitato composto da 36 persone ha lanciato la raccolta firme per il Referendum finanziario obbligatorio

È ufficialmente partita oggi la campagna di raccolta firme per introdurre anche in Ticino il Referendum finanziario obbligatorio nella Costituzione cantonale. Un'iniziativa popolare lanciata da un Comitato composto di 36 persone di diversa estrazione politica (Sergio Morisoli, primo firmatario, Alberto Siccardi, Maurizio Agustoni, Valentino Benicchio, Antonella Bignasca, Edo Bobbià, Nicola Brivio, Alain Bühler, Iris Canonica, Daniele Caverzasio, Alessandro Cedraschi, Marco Chiesa, Carlo Danzi, Franco Denti, Lara Filippini, Michele Foletti, Gianmaria Frapolli, Tiziano Galeazzi, Sabrina Gendotti, Angelo Geninazzi, Battista Ghiggia, Andrea Giudici, Michele Guerra, Giovanni Jelmini, Fabio Käppeli, Piero Marchesi, Paolo Pamini, Marco Passalia, Stelio Pesciallo, Gabriele Pinoja, Lorenzo Quadri, Fabio Regazzi, Tullio Righinetti, Marco Romano, Paolo Sanvido e Rocco Taminelli) che vuole dare la possibilità ai cittadini di votare sulle spese cantonali una volta raggiunta una determinata soglia. 

"I conti del Cantone non tornano" sottolinea il comitato promotore in una nota stampa. "Senza interventi il debito pubblico nel 2019 sarà di circa 2,4 miliardi (2'400 milioni), le spese del quadriennio aumentano di 600 milioni. Cifre spaventevoli se si pensa che mai prima nella storia del Cantone, si farebbero debiti per 1'000 milioni in solo 8 anni (2010 – 2018)".

"Dal 2001 al 2019" prosegue la nota, "su 19 esercizi contabili, i conti avranno chiuso 15 volte con dei deficit e solo 4 volte con degli avanzi d’esercizio. Il totale dei deficit cumulati su questo periodo è di 1'375 milioni di franchi, quello degli avanzi di 123 milioni. Dimostrazione che i rari pareggi non bastano a risanare le finanze e soprattutto non reggono nel tempo".

"Il Governo cerca di correggere questo disastro finanziario con un pacchetto di 185 mio con effetto pieno sul 2019" scrivono i promotori. "Un pacchetto che contiene molti più oneri e aggravi fiscali per i cittadini e le aziende, che risparmi sul fronte della spesa, e che anche se andasse in porto non inciderebbe sulla tendenza della crescita costante della spesa cantonale che dal 2001 al 2019 passerà da 2'279 milioni a 3’378 milioni all’anno, 1'099 milioni in più, cioè un aumento del 48.2%! Provocando deficit enormi cumulati nonostante che il gettito fiscale e l’incasso di tasse siano cresciuti come non mai prima d’ora, e la pressione sarà ancora aumentata".

Per questi motivi il Comitato promotore sostiene che occorre aumentare la disciplina sulla spesa e sul comportamento decisionale dei politici che producono la spesa. A tale scopo si vuole introdurre nella Costituzione il principio del Referendum finanziario obbligatorio. Di che si tratta? "E’ uno strumento che esiste già, in forme diverse, in 18 Cantoni svizzeri" spiega il Comitato. "Lo scopo è semplice: quando Governo e Parlamento approvano un compito o un investimento sopra una certa soglia “X” di costo (in ogni Cantone è diversa), prima di poter spendere i soldi lo devono chiedere al Popolo".

Esistono diversi criteri e diverse forme di applicazione del referendum finanziario obbligatorio, specifica il Comitato. "Ognuna molto valida nel rispetto del nostro federalismo finanziario e fiscale. Che sia l’una o l’altra forma, l’analisi finanziaria su più decenni ha dimostrato che i Cantoni che prevedono il referendum finanziario obbligatorio hanno i conti più in ordine e minori debiti di chi non ce l’ha, e una fiscalità migliore".

Di fronte alla "situazione disastrata che si prospetta per il Ticino", secondo il Comitato il referendum finanziario obbligatorio costituisce uno strumento utile ed efficace per calmare la crescita inarrestabile delle spese. "Questo strumento ha parecchi vantaggi non solo strettamente contabili. Come quello di vitalizzare il sano principio svizzero che chi paga comanda e chi comanda paga. Di fronte a certe spese elevate è bene che non siano decise solo da una cinquantina di politici: 5 Consiglieri di Stato e una maggioranza qualificata di 46 deputati in Gran Consiglio; ma che l’ultima parola sia data ai 200'000 cittadini che pagano. In fondo, le spese e il loro finanziamento tramite imposte, tasse e balzelli tocca tutti i cittadini e non solo i pochi eletti".

"Gli studi sul tema indicano che Governo e Parlamento diventano molto più prudenti nello spendere delle cifre sopra la soglia “x “ se sanno che sarà il Popolo a decidere. Questo effetto frena in automatico la propensione a spendere un po’ allegramente sulla base delle scelte dei Dipartimenti, costringe anche a portare davanti al Parlamento diverse alternative per risolvere un problema e non solo la migliore o la più costosa, fa riflettere meglio sulle priorità e la parsimonia e obbliga a fare il passo secondo la gamba. Oggi la maggior parte dei cittadini non si immagina lontanamente cosa e quanto costano certe decisioni di Governo e Parlamento, questo sistema riavvicinerebbe molte persone alla politica dovendosi informare, dibattere, sostenere o avversare certe spese sulle quali si dovrà votare. Il sistema rivitalizza la democrazia diretta e il sano principio della sussidiarietà nel controllare dal basso le finanze pubbliche; la Svizzera eccelle proprio per questa sua capacità".

"Gli studi hanno dimostrato anche che non è vero che si andrebbe a votare troppe volte, al contrario, Governo e Parlamento sono obbligati a pensare bene e in modo parsimonioso, per andare il meno possibile in giudizio popolare".

"Il Referendum finanziario obbligatorio non è uno strumento di risanamento" conclude il Comitato. "Quello deve essere ottenuto con altre misure strutturali. È invece uno strumento di disciplina finanziaria a tutela dei cittadini e dei contribuenti. Di fronte al disastro finanziario è positivo che anche il Popolo sia coinvolto e possa dire la sua quando si tratta di spendere i suoi soldi. Il referendum finanziario è uno strumento molto svizzero, ben collaudato e molto efficace per mantenere i conti in ordine, per garantire il giusto rispetto reciproco tra cittadino e stato, per legittimare le istituzioni e per far prosperare il mercato e la società civile. Non c’è nulla di più svizzero, federalista e democratico del referendum finanziario obbligatorio".

Maggiori informazioni sul sito www.referendumfinanziario.ch, dove dal 29 marzo è possibile scaricare il formulario per le firme. 

 

 

 

 

 

 

Redazione | 28 mar 2017 11:35

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