Accedi
Commenti 36

Fuga in Ticino per evitare un indennizzo a 5 zeri?

Condannati a versare 800'000 franchi alla famiglia della vittima di un omicidio, ottengono un permesso di dimora in Ticino

Febbraio 2004: all’esterno della birreria Millenium Bug di Porlezza si consuma un fatto di sangue che vede coinvolto un minorenne del posto e un altro giovane di Grandola e Uniti. Ivan B., 23, anni viene accoltellato al petto da J.P., allora 17enne, per delle avances rivolte alla ragazza di quest’ultimo.

Condannato a 6 anni e 6 mesi, ne sconta tre e una volta rilasciato posta sul profilo Facebook della sorella della vittima una serie di insulti che La Provincia di Como, che aveva riportato la notizia, ha definito “irripetibili”. Ma l’ingiuria, in Italia, non costituiva più reato penale e la vicenda non ha avuto seguito in tribunale.

Un seguito, invece, lo ha avuto un’altra vicenda, quella legata all’indennizzo di 800'000 franchi ai famigliari della vittima riconosciuto in sede civile nel 2011. Una somma che avrebbero dovuto pagare J.P. e i suoi genitori, visto che il ragazzo era minorenne all’epoca dei fatti. Il condizionale in questo caso è d’obbligo in quanto, stando a quanto riferito ieri dal domenicale il Caffè, i parenti della vittima. non hanno visto un soldo.

I genitori di J.P. – evidenzia il settimanale locarnese –  si trasferiscono infatti in Ticino mentre il procedimento civile è ancora in corso ed evitano così di pagare un risarcimento per loro impossibile vista la situazione debitoria della coppia. I due, presentando un’autocertificazione su precedenti e pendenze penali, ottengono un permesso di dimora e l’uomo trova lavoro in un’impresa edile ticinese.

Ma nel 2014 il marito si suicida e la moglie resta a vivere nel Luganese, inseguita da diversi precetti esecutivi. Secondo il Caffè, il figlio sarebbe stato visto lavorare in diversi cantieri edili in Ticino, presumibilmente in qualità di frontaliere. La famiglia del ragazzo ucciso si è quindi rivolta alle autorità per chiedere lumi su quest’ultimo aspetto ma le è stato risposto di rivolgersi a Porlezza. Da qui, i famigliari sono stati invitati a prender contatto con Roma, dove confluiscono tutti i dati dei frontalieri. Ad ora, nessuna risposta.

Ma gli interrogativi rimangono. Se fosse vero, come avrebbe fatto a suo tempo ad ottenere un permesso? Attualmente, ricordiamo, tutte le domande di rilascio o di rinnovo di un permesso B devono essere corredate dal certificato generale del casellario giudiziale recente (emesso cioè da non più di tre mesi).

Affaire à suivre…

Redazione | 20 mar 2017 16:14

Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'