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Uniti contro le misure di Norman Gobbi

Costituito un comitato unitario per una nuova politica migratoria: "Inaccettabili le iniziative di stampo xenofobo"

Un Comitato unitario per una nuova politica migratoria svizzera è stato costituito lo scorso 16 marzo a Bellinzona da diverse associazioni, enti e partiti che vogliono dar vita a un "fronte unitario di opposizione alle politiche del Dipartimento delle Istituzioni" guidato da Norman Gobbi. A farne parte le associazioni "Amici dell’Ecuador", "Cultura popolare", il "Comitato regionale PS Mendrisiotto", il "Coordinamento donne della sinistra", il "Forum Alternativo", "Sos Ticino", la gioventù socialista (GISO), il movimento dei senza voce, l'MPS, il POP, il PS, I Verdi e i sindacati Unia e USS. 

Il nuovo comitato, si legge in una diffusa quest'oggi, vuole rappresentare le migliaia di lavoratori e lavoratrici stranieri che hanno costruito il paese, ma che oggi, "a causa delle politiche restrittive del Dipartimento delle Istituzioni, si vedono negare diritti che sembravano acquisiti". Al centro delle critiche in particolare le revoche del permesso di soggiorno, la perdita del diritto alla disoccupazione, l'obbligo di presentare il casellario giudiziale per il rinnovo dei permessi. 

Una politica caratterizzata da "iniziative di stampo xenofobo" e "interpretazioni restrittive delle leggi" che secondo il neo comitato "non è più accettabile". "Non importa di quale permesso sia in possesso il lavoratore al quale vengono negati i diritti, quello che conta è la triste messa in discussione di quanto le salariate e i salariati hanno conquistato negli anni. Dietro all’accanimento del Dipartimento delle istituzioni si nasconde la chiara volontà di indebolire le garanzie sociali di tutti i cittadini, svizzeri e stranieri".

Le organizzazioni che hanno partecipato alla serata hanno sottroscritto un manifesto che traccia un percorso per l'impostazione di una nuova politica migratoria. Ecco i punti centrali secondo cui questa nuova politica deve poggiare: 

- "Coalizzare le forze politiche, sociali e culturali del Cantone per dar vita ad un fronte capace non solo di contrastare le attuali politiche, ma di cambiarle radicalmente, affermando una cultura della migrazione basata sull’identificazione dello straniero come un’opportunità di crescita economica, sociale e culturale.
- Salvaguardare il diritto di tutte le persone presenti sul territorio svizzero alla parità di trattamento e alla non discriminazione, affermando il loro diritto al lavoro, alla casa, alla famiglia, alla scuola, alla salute, alla partecipazione e al voto (attivo e passivo).
- Difendere il diritto alla certezza del soggiorno, opponendoci con determinazione alla diffusione di permessi di soggiorno di breve durata e altre forme di soggiorno precarie, che costringono le persone a dipendere da un datore di lavoro, esponendole allo sfruttamento.
- Promuovere politiche di contrasto effettivo dei sistemi di peggioramento delle condizioni di lavoro e arretramento dei diritti dei lavoratori.
- Garantire l’esportazione delle prestazioni a tutti coloro che hanno versato i contributi sociali in Svizzera, ottenendone così il diritto. Ogni persona deve essere libera di decidere dove vivere e dove stabilirsi al termine dell’attività lavorativa.
- Abolire il concetto di centro di interessi quale criterio per stabilire la legittimità di una persona di risiedere in Svizzera o di percepirne le prestazioni sociali.
- Rivendicare l’impossibilità di espulsione dalla Svizzera per i disoccupati e per coloro che stanno esaurendo il diritto all’indennità di disoccupazione e per chi è caduto nel bisogno.
- Sostenere il diritto alla naturalizzazione secondo procedure standardizzate e non discriminatorie, valide per tutto il territorio svizzero, che prevedano criteri trasparenti e formalmente rappresentativi e che contemplino la possibilità per il richiedente di ricorrere contro la decisione.
- Assicurare il riconoscimento automatico delle lauree, dei diplomi e delle qualifiche professionali ottenuti all’estero.
- Chiedere la fine della chiusura delle frontiere, la fine dei respingimenti, la fine delle politiche di controllo e persecuzione dei richiedenti l’asilo. Invochiamo l’apertura di corridoi umanitari, che favoriscano anche i ricongiungimenti familiari e ci appelliamo al rispetto delle convenzioni internazionali che tutelano i diritti dei minori non accompagnati per i quali è sancito l’obbligo di assistenza e protezione e il divieto di espulsione".

 

Redazione | 20 mar 2017 12:16

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