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"Vitta come Masoni: regali ai ricchi, ma ticinesi più poveri"

L'USS critica le misure fiscali annunciate dal ministro: "Il Governo la smetta di impoverire la società"

Il Comitato cantonale dell’Unione sindacale svizzera - Ticino e Moesa (USS-Ti) si dice sorpreso dalle dichiarazioni del Consigliere di Stato Christian Vitta in seguito all’affossamento della Riforma III lo scorso 12 febbraio. Il sindacato ritiene "decisamente poco opportuno" approfittare del "risicato risultato ticinese" per annunciare misure fiscali a livello cantonale.

Il 60% dei cittadini svizzeri, ricorda l'USS-Ti, ha rifiutato la logica di defiscalizzazione delle imprese a spese della collettività. Ma "insistere con la ricetta della concorrenza fiscale al ribasso significa ignorare che questo meccanismo ha portato tutti i Cantoni che l’hanno praticato a dover tagliare i servizi ai cittadini. Il federalismo fiscale usato per concedere sgravi alle imprese non produce benessere per la popolazione e non attira aziende di qualità".

L'USS-Ti parla poi del periodo degli anni Novanta, quando si sperimentò la defiscalizzazione e nel 1995 fu eletta Marina Masoni in Consiglio di Stato: 

"Marina Masoni promosse molte riforme della legge tributaria e una serie di pacchetti fiscali per ridurre le aliquote sul capitale delle aziende e la diminuzione dell'imposta sugli utili" scrive il sindacato. "Misure che hanno comportato importanti riduzioni delle entrate fiscali del Cantone e dei Comuni. Gli sgravi fiscali decisi dal 1997 al 2005 hanno provocato una minore entrata annua per il Cantone di 207 milioni. Si sono così svuotate le casse per poi andare a giustificare tagli a scapito della popolazione. Il disavanzo del Cantone in quegli anni si aggirava sui 200 milioni all’anno. Se il Governo non avesse condotto questa politica, non ci sarebbero stati problemi finanziari. Ora, nonostante il naufragio della Riforma III, il Consiglio di Stato vorrebbe proseguire sulla strada dei regali fiscali alle aziende".

Secondo il sindacato queste politiche non portano nulla ai ticinesi e non servono per migliorare le condizioni di vita nel Cantone, dove "il salario mediano è il peggiore della Svizzera" (inferiore di 1000 franchi alla media), dove "le persone che necessitano dell'assistenza sociale aumentano" (da 6'000 a 8'000 in soli due anni), e dove "il rischio di povertà tocca direttamente un ticinese su quattro". Senza dimenticare, aggiunge il sindacato, "quella fetta di classe padronale e politica che considera eccessivo firmare contratti di 3600 franchi lordi".

L'USS conclude ribadendo che è assolutamente necessario invertire la rotta e darsi i mezzi per combattere la povertà dilagante, i bassi salari e il precariato: "Il Governo vada a prendere le risorse da chi ha molto e la smetta di impoverire la società e togliere a chi ha già poco".

Redazione | 17 feb 2017 14:41

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