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"Sì, il commercio a Lugano sta morendo"

In centro molti esercizi stanno chiudendo. Il gerente di Boutique Simbolo ammette: "Ci sto pensando, poco dialogo con la città"

Settimana scorsa era toccato all’Ottico Michel, l’ultimo di una lunga lista di storici esercizi commerciali che durante l’ultimo anno hanno annunciato la chiusura dei battenti a Lugano.

A maggio era toccato alla gioielleria Jolly Gallery One, prima ancora a Bata, Oilily e Gioielleria Anghinoni. Molte di queste attività erano un volto storico della città sulle rive del Ceresio e questo ‘esodo’ rappresenta una vera e propria ecatombe, dovuta principalmente alla diminuzione della clientela e agli affitti ritenuti spesso troppo elevati.

Il signor Michel, ad esempio, ha spiegato che alla richiesta di una riduzione dell’affitto si è visto intimare lo sfratto dopo 43 anni, e già diversi commercianti della città si sono lamentati negli ultimi anni per l'elevato costo degli affitti. E alcuni hanno deciso di lasciare.

Si può davvero recitare un requiem per il commercio luganese? Lo abbiamo chiesto a Fausto Testoni, proprietario e gerente di un altro pezzo storico di Lugano, la Boutique Simbolo di Via Bossi, aperta ben 28 anni fa.

“Sì, trovo che i piccoli commerci a Lugano stiano morendo – ammette Testoni – Questo per colpa di una serie di concause: la concorrenza della vicina Italia, gli outlet (dove sembra che tutto ti venga regalato ma non è vero) e internet (che spesso si traduce in vendita per corrispondenza di merce fabbricata non si sa dove ma a prezzi stracciati)”.

Un quadro decisamente poco incoraggiante, che ha spinto molti commercianti ad abbassare le serrande. “Sì ci ho pensato seriamente e ci sto ancora pensando – ammette Testoni - se continua così è la sola soluzione possibile”.

Sembra quasi incredibile che Lugano possa perdere all’improvviso parte delle sue attività commerciali che da decenni hanno operato sul territorio, ma i tempi sono davvero cambiati? “È cambiato tutto: dal potere d’acquisto delle persone alla concorrenza sleale, dai saldi non programmati a una crescita esponenziale dei negozi di saldi 365 giorni l'anno”.

Ai microfoni di TeleTicino il presidente di SVIT Giuseppe Arrigoni ha affermato che i negozianti dovrebbero ingegnarsi e aggiornarsi, che abbassare gli affitti non sempre è possibile (vedi articolo suggerito). “Gli affitti aumentano al pari delle spese mentre gli incassi diminuiscono: è un equazione semplice – sostiene il gerente della Boutique Simbolo - I piccoli negozi non possono andare a vendere su internet se non ne hanno le capacita e l’organizzazione per poterlo fare, dato che è un modo spesso gestito dalle multinazionali”.

Il dibattito è ancora aperto, sia tra i molti commercianti esasperati sia tra gli ambienti politici, ma ancora non si è giunti a un compromesso. Qualcuno aveva provato a ingegnarsi, come Balmelli che aveva tenuto aperto di domenica il suo negozio in via Nassa a Lugano in occasione di Autonassa malgrado il rifiuto delle autorità cantonali di concedergli una deroga, ma è chiaro che le soluzioni andrebbero prese di comune accordo

“La soluzione è difficile – ammette Testoni - Io parlo per Lugano, che dovrebbe prima di tutto cambiare il piano viario che non è per nulla attrattivo nei confronti del turista che vuole andare a fare la spesa in centro e quindi si sposta in altri lidi”.

Un’altra soluzione, ampiamente invocata, sarebbe quella di proporre aperture domenicali, ma soprattutto “non si dovrebbero spennare i turisti con cifre da capogiro negli autosili".

I piccoli commercianti, infine, non verrebbero coinvolti nelle discussioni con la città: “Bisogna discutere anche con loro e non solo con la Via Nassa, tanto decantata ma che rischia pure lei di restare deserta oppure terra di negozi di grandi catene commerciali e vetrine pubblicitarie”.

Importante, infine, potrebbe essere il sostegno da parte della cittadinanza: “acquistando in un piccolo negozio si aiuta la famiglia del commerciante e non il manager dello store della grande distribuzione…”

 

nic

Redazione | 10 ott 2016 16:20

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