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Odescalchi, tutti gli imputati hanno precedenti

È iniziato il processo sull'omicidio di Chiasso: ricostruiti i profili degli imputati e le loro relazioni. La DIRETTA

Davanti alla corte presieduta dal giudice Mauro Ermani, sono comparsi stamane i cinque uomini accusati di aver assassinato un 35enne portoghese lo scorso 8 ottobre in via Odescalchi a Chiasso. Il dibattimento, che dovrebbe concludersi venerdì, vede la presenza in aula del 26enne Qëndrim Berisha, del 26enne Alberto Magno Inocencio Guimaraes, del 36enne Alin Marinel Lupulescu, del 29enne Fidan Mavraj e del 27enne Yevhen Urievich Spizhavka.

I profili dei cinque imputati

Il primo a presentarsi al Palazzo di giustizia di Lugano, dove si è iniziato ripercorrendo i profili degli imputati, è Qëndrim Berisha. Il 26enne è formato quale impiegato di commercio, ma ha poi lavorato da agente di sicurezza. Sulla sua fedina diversi precedenti per lesioni semplici, danneggiamento e violazione di domicilio, oltre che per infrazione alla legge sulle armi. "Ho sbagliato" ha detto, ottenendo un piccato commento da Ermani: "Ripetutamente".

Alberto Magno Inocencio Guimaraes alle spalle ha un decreto d'accusa per complicità in usura e nel promovimento della prostituzione, per la quale, in ragione del suo ruolo marginale fu sanzionato con 60 aliquote. Il 26enne fu inoltre protagonista di un noto fatto di cronaca, quando, peraltro senza patente, investì un agente di polizia a Paradiso. Ma tra il giudice Ermani e l'imputato il dibattito quest'oggi si è acceso attorno al telefonino di Alberto Magno. In ballo, questioni di pornografia: "Lei si è rifiutato di fornire il codice del telefonino perché diceva di aver avuto problemi con la giustizia - ha accusato il giudice - Nel suo apparecchio vi erano delle immagini di zoofilia. Ora si rifiuta di darci il codice come se contassero delle immagini in un caso di assassinio."

"Io non ho ucciso nessuno" ha replicato l'imputato.

Il 36enne Alin Marinel Lupulescu si è presentato in aula come un "uomo onesto", ma la corte ha sottolineato come, nel 2010, lo condannò alla pena di 200 aliquote sospese per furto di una cassaforte e per grave infrazione alle norme della circolazione. Dopo la condanna, un periodo in Italia come agente di sicurezza nelle discoteche e una relazione con una prostituta rumena attiva a Cadenazzo, che talvolta gli prestava dei soldi.

Fidan Mavraj ha lavorato tra il 2005 e il 2010 come interinale, prima di entrare nel ramo della sicurezza nelle discoteche e finire in disoccupazione dopo il licenziamento dall'Oceano per "abbigliamento non consono". Il 27 agosto 2007 fu indagato per vie di fatto, ma nello stesso anno lo fu anche per un incidente sotto effetto dell'alcool dove si oppose alla prova del sangue, venendo sanzionato con 75 aliquote. Nel 2011 un danneggiamento a Monte Carasso, quando ruppe una porta e diede degli schiaffi a un uomo. Sotto gli occhi della giustizia anche un'aggressione con pugni e calci nei posteggi del Fox Town nel 2012. Numerosi i precedenti e le sanzioni pecuniarie, sulle quali Ermani ha sollevato dubbi su come siano state pagate: "Avevo dei soldi da parte e la mia famiglia mi ha aiutato", ha risposto Mavraj.

Yevhen Urievich Spizhavka è arrivato in Svizzera con la madre a 11 anni e si è diplomato alla scuola commerciale di Massagno. Nel ramo non ha mai esercitato, trasferendosi a Dubai dal patrigno e poi in Ucraina dal padre, attivo nell'edilizia. Da lui riceveva 3000 euro mentre si trovava in Svizzera. Accusato da Ermani di spaccio di cocaina, il 27enne ha risposto di averlo fatto "ogni tanto". Sul suo conto figura in ogni caso anche un precedente risalente all'aprile 2008, quando finì sotto accusa per un pugno alla mascella.

Le relazioni tra i cinque e la vittima

Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni presentate in aula quest'oggi, Berisha era un grandissimo amico di Mavraj e conosceva Spizhavka dai tempi delle scuole medie insieme, come confermato dallo stesso: "Prima dell'arresto io e Qëndrim eravamo buoni amici." 

Lupulescu non conosceva né Spizhavka, né Guimaraes, mentre con Berisha e Mavraj aveva un rapporto da "conoscenti", ma la sera prima dell'assassinio Lupulescu passò una serata a Milano con Mavraj, vincendo alle macchinette. 

Berisha conosceva la vittima ("Bevevamo qualcosa insieme a volte") e la sua ragazza: "Era molto bella, tutti la invidiavano - racconta Mavraj - Ma con Bruno non ho mai nemmeno parlato, sapevo solo più o meno chi potesse essere." Simile la posizione di Guimaraes: "Non sapevo chi fosse Bruno."

Secondo la corte però, a incastrare i cinque vi sarebbero le immagini, che mostrano "Bruno scendere dalla macchina e guardare due persone che non sono degli estranei". Secondo Ermani, la vittima riconobbe Guimaraes e Spizhavka. Tuttavia Berisha, a suo dire, non sapeva dove abitasse esattamente Bruno, "solo che stava a Chiasso". 

La notte della lite

All'origine del delitto, come ricostruito dall'inchiesta ci sarebbe una lite scoppiata fra tre degli imputati e un gruppo di albanesi in una discoteca di Grancia. A far scattare la lite, un amico dei tre imputati che si sedette al tavolino che era tacitamente assegnato al gruppo di albanesi. Gli animi si scaldarono, ma la situazione si calmò fino a un secondo episodio sempre legato a questa divisione dei posti all'interno della discoteca. Il 26enne portoghese "sconfinò" col braccio nella zona degli albanesi, generando una nuova lite che questa volta finì con una rissa sulla pista da ballo - documentata dalle telecamere di sicurezza. Il gruppo di albanesi (una cui parte era conosciuta alla sicurezza per aver minacciato con una pistola, fuori dal locale, un kosovaro) venne allontanata. Il gruppo degli imputati, a cui si era aggiunto il 27enne ucraino rimase nel locale.

Al momento della lite la vittima non era nel locale, ma, venuto a conoscenza della rissa aveva contattato Berisha.

Un malinteso sfociato in tragedia?

L'inchiesta ha lavorato per ricostruire gli eventi che hanno preceduto e seguito la tragica notte. Alla base vi sarebbero in fondo una lunga serie di malintesi: da una parte gli imputati, convinti che Bruno gli stesse minacciando per conto degli albanesi, dall'altra la vittima, sentitosi minacciato dagli imputati. 

 

Seguono aggiornamenti

 

 

 

Redazione | 12 set 2016 10:59

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