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"Signor Quadri, venga a pranzo da me"

Lisa Bosia Mirra denuncia la situazione lavorativa in una fabbrica del Mendrisiotto e rivolge un invito al leghista

Per mesi hanno battagliato su fronti politici opposti, in particolare riguardo al fenomeno della migrazione. Dopo una lunga serie di schermaglie, la deputata socialista Lisa Bosia Mirra si rivolge via social al consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri invitandolo… a pranzo.

L’idea nasce dopo una visita presso una fabbrica del Mendrisiotto che si occupa di preparare componenti per orologi di lusso. “Dal costo di circa 50'000 fr. (quanto basta per mantenere per un anno una famiglia di richiedenti asilo in assistenza)”, sottolinea Bosia Mirra, che poi ironizza : “È più forte di me, ci ricasco sempre...”

Ma il tema della discussione non sono i migranti bensì il lavoro e il frontalierato in Ticino. La deputata, indirizzandosi a Quadri, denuncia la situazione di una fabbrica nel Mendrisiotto: “Non assumono interinali perché devono potersi fidare dei dipendenti. Non sono azienda formatrice, non hanno nessun apprendista – spiega - Il settore non ha un contratto collettivo e ogni stipendio viene contrattato tra le parti, per ragioni di sicurezza e fidelizzazione del personale, hanno deciso di applicare comunque le raccomandazioni del sindacato. Di fatto, lo stipendio minimo è di 2'600 fr mensili lordi”.

Il personale è composto per il 90% da frontalieri, descritti dalla stessa azienda come “particolarmente dediti al lavoro, disposti ad aumentare le ore di presenza nei picchi di produzione per recuperare in seguito”.

“Allora parliamo di questi uomini e donne che rubano il lavoro ai Ticinesi. Le ragazze alle macchine trascorrono otto ore al giorno davanti alla stessa pressa: un lavoro alienante, quindici minuti di pausa annunciati da una sirena ogni due ore – commenta la deputata - Lei ed io impazziremmo in meno di una settimana”.

“Ci sono dei settori, in Ticino, in cui la presenza dei frontalieri è indispensabile e lei lo sa bene – evidenzia - Si chiede mai chi ha assemblato il suo orologio? Chi abbia sistemato la merce sugli scaffali nei grandi magazzini?”

Bosia Mirra punta il dito verso la classe dirigente: “Il manager ha detto che non ci sono richieste da parte di ticinesi disoccupati. Chissà, chi può dirlo?! Quel che è certo è che i proprietari da quarant'anni sono Svizzeri”.

“E quindi con chi mi devo arrabbiare? Con il frontaliere che si fa quarantadue ore di fabbrica a settimana e dodici di colonna o con dei proprietari ticinesi che fanno del business – sui chiede la deputata socialista - Perché certo, tutto bene, salari compresi, ma un posto da apprendista potrebbero metterlo a disposizione, o no?!”

Da qui nasce l’inusuale invito a pranzo rivolto al consigliere nazionale leghista: “Da quanto tempo non mette piede in una fabbrica? Se vuole, la prossima volta, possiamo andarci insieme. Prima o dopo, la visita alle famiglie di richiedenti asilo e il pranzo con la mia simpatica famiglia mista arabo-ticinese”.

Redazione | 29 ago 2016 10:17

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