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Un ticinese a Parigi per il clima

L'antropologo Geremia Cometti ha partecipato a un importante convegno sui cambiamenti climatici

L'abbiamo colto proprio mentre si stava accingendo a preparare la valigia per un viaggio in Perù, ma per Geremia Cometti non si tratta certamente di una novità: "Questo sarà il mio sesto viaggio in Sudamerica, ma stavolta sarà di breve durata, solo un mese."

Dal 2011 a oggi l'antropologo è stato per lungo tempo a contatto con una comunità indigena che vive in Perù, i Q'eros. Questa civiltà vive nella regione di Cusco, sulle Ande peruviane ed è fortemente confrontata con gli effetti del cambiamento climatico in corso. Il Perù ha infatti perso negli ultimi decenni il 30% della sua copertura glaciale e i Q'eros sono i primi a subirne gli effetti metereologici (in particolare il prolungarsi di periodi di siccità) per via delle loro attività, che si svolgono a varie altitudini. 

La COP 21
Il ricercatore di Castel S.Pietro è stato invitato a Parigi, nelle sale del Senato, a presentare le sue ricerche in occasione della preparazione alla COP 21, la conferenza che si terrà nella capitale francese con l'intento di concludere un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le nazioni. Cometti è infatti intervenuto durante la serie di colloqui programmati nel quadro di un convegno sui Caraibi e l'America latina, organizzato dal Ministero degli Affari esteri transalpino.

A interessare nelle discussioni, spesso incentrate sugli aspetti più scientifici, un punto di vista più sociale e umanitario, concernente le relazioni che hanno le popolazioni non occidentali con i cambiamenti climatici. Il ticinese non ci ha tuttavia nascosto le sue perplessità sulla considerazione che hanno le tesi da lui presentate: "La considerazione per le ricerche in questo campo non è così alta da parte del mondo politico, perché a contare di più sono sempre gli aspetti economici."

"Se Cina e USA - chiosa l'antropologo - investiranno nelle energie rinnovabili in futuro, sarà solo per mero interesse economico. Basti pensare che lo stesso protocollo di Kyoto è stato raggiunto solo con la proposta di vendere delle quote di CO2… soltanto nel momento in cui sussiste un interesse economico questi accordi possono funzionare."

Gli studi in antropologia
Il 32enne ticinese ha cominciato i suoi studi in antropologia a Bologna, prima di portare a termine un dottorato a Ginevra. Attualmente collabora quale post-dottorando per il laboratorio di antropologia sociale del Collège de France a Parigi, nel quadro di un programma all'estero finanziato dal Fondo nazionale svizzero. In Svizzera ha presentato diverse ricerche e a ottobre verrà pubblicata la sua tesi di dottorato “Lorsque le brouillard a cessé de nous écouter”. 

Quale futuro professionale per un antropologo in Ticino? "Purtroppo alle nostre latitudini ci sono poche possibilità, mentre nelle università romande sicuramente qualcuna in più, ma la referenza in questo campo resta il mondo anglosassone."

 

OC

ocart | 3 set 2015 17:45

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