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Niente pattegiamento per Proto

Il finanziere residente a Lugano ha proposto 3 anni e 8 mesi, "a causa della mia enorme esposizione mediatica", ma il gip ha rifiutato

Niente patteggiamento per Alessandro Proto, il finanziere milanese residente a Lugano, attualmente ai domiciliari dopo essere stato arrestato lo scorso 14 febbraio con l'accusa di manipolazione del mercato.

Dopo essere stato scarcerato, lo scorso 5 aprile, senza però possibilità di far ritorno in Svizzera, oggi a Milano si è tenuta la prima udienza. Erano presenti quattro parti civili, che sarebbero state vittime di una truffa da parte del finanziere. Complessivamente lamentano un danno di circa 600mila euro.

Proto ha poi proposto una pena di 3 anni e 8 mesi di carcere, ma il gip di Milano Stefania Pepe non ha accettato. Il finanziere andrà quindi a processo, il 19 settembre davanti alla prima sezione penale del tribunale di Milano.

Proto ha spiegato di aver optato per il patteggiamento "perché l’enorme esposizione mediatica cui sono stato sottoposto negli ultimi mesi avrebbe inevitabilmente ed ingiustamente influito sul buon esito del procedimento."

“Purtroppo, però ciò non mi è stato concesso" ha poi aggiunto. "Quindi, mi vedo costretto a difendermi al processo e intendo farlo con tutta la serietà e convinzione possibile”, ha aggiunto l’ex aspirante editore del Corriere della Sera e del Fatto Quotidiano, nonchè presunto intermediario nelle trattative di acquisto di ville di lusso per le star di Hollywood.

Alessandro Proto, ricordiamo, era stato arrestato con l'accusa di divulgare "false informazioni concretamente idonee ad alterare in maniera sensibile il prezzo delle azioni Rcs-Mediagroup e Tod’s”. L'uomo da affari, la cui società ha sede a Lugano, “affermava falsamente l’acquisto di azioni Tod’s da parte di investitori privati sotto la guida della sua società Alessandro Proto Consulting SA e divulgava false informazioni in merito ad acquisti di azioni Rcs".

Durante l'inchiesta era inoltre emerso che la sede di Milano della Proto Organization veniva utilizzata per allettare ingenui imprenditori con proposte di finanziamento, evocando nomi prestigiosi di istituti di credito anche stranieri, con i quali si millantano rapporti di joint-venture in realtà inesistenti.
andreast | 10 giu 2013 14:24