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"Gente lasciata a casa dopo ventisei anni di lavoro"

BNP Paribas Lugano ha deciso di ridurre drasticamente il numero di effettivi. Da adesso accetterà solo soldi dichiarati

Negli scorsi giorni è trapelata la notizia che una banca luganese ha deciso di ristrutturare in modo drastico. Non si tratta di un istituto di secondo piano, ma bensì di un colosso del mondo bancario. Si tratta della BNP Paribas.

La banca in questione occupava poco più di quaranta persone. Dopo i tagli ne rimarranno una dozzina. Un salasso vero e proprio.

“C’è gente che dopo 26 anni di collaborazione si è vista dare il benservito, e senza troppi discorsi” ci ha detto un oramai ex-impiegato “Io ho dimissionato e ho trovato un’altra sistemazione, ma per qualcuno non sarà così facile”.

“Non si sono fatti molti scrupoli. La decisione è presa, senza troppi ripensamenti. Anche il piano sociale che abbiamo proposto non è stato accettato nella sua interezza, nel senso che è previsto un mese di stipendio per ogni anno di lavoro, ma non per tutti è stato così" continua il nostro interlocutore.

Prepensionamenti, licenziamenti e dimissioni volontarie. Ma tra chi ha dovuto subire “manu militaris” questa decisione c’è sconforto, ma soprattutto tanta, tanta rabbia.

Il perché questa banca ha ridotto drasticamente gli effettivi ha un motivo ben preciso: si chiama “Weissgeldstrategie”, ossia la strategia del denaro bianco voluta dal Consiglio Federale. In poche parole questo colosso ha deciso che da oggi saranno accettati solo clienti che hanno dichiarato i loro averi nei paesi di origine. In special modo l’Italia.

Ma in che modo questa strategia porterà a dei risultati? Presto detto. Negli scorsi anni la banca in questione ha comperato un importantissimo istituto bancario italiano, la BNL. E l’idea è di convogliare i clienti che lo vorranno verso Lugano. Naturalmente tutto alla luce del sole.

Insomma, se questa “strategia” finora veniva menzionata solo nell’ambito degli accordi fiscali con i paesi europei quali Germania, Gran Bretagna, Austria e Italia, ecco che i suoi effetti cominciano a manifestarsi in modo concreto. E senza che questi accordi siano ancora stati ratificati. Pensiamo in particolar modo alla Germania, dove, in vista delle prossime elezioni politiche, c’è qualcuno, i socialisti, che questi accordi con la Svizzera proprio non li vuole, sostenendo che favorirebbero chi fino ad oggi ha evaso le tasse.

L’economia non ha i tempi della politica. Le azioni devono essere intraprese velocemente per far fronte ai continui mutamenti di scenario e non uscirne con le ossa rotte. La piazza finanziaria ticinese ne è consapevole, e qualcuno ha dunque deciso di agire senza ulteriori tentennamenti.

A proposito di strategie, qualcuno ha pensato bene di adottare il famoso detto: “Meglio una ritirata strategica, che una disonorevole sconfitta".


marzio.minoli@teleticino.ch
minols | 15 ott 2012 17:40

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