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La difesa chiede l'assoluzione di Mitra Djordjevic

Oggi, al processo per il delitto di Daro, ha parlato l'avvocato difensore della madre del presunto assassino di Arno Garatti

BELLINZONA - Stamane al processo per il delitto di Daro l'avvocato difensore Pietro Pellegrini ha cercato di smontare l'impianto accusatorio della pp Marisa Alfier che accusa la madre di aver istigato il figlio ad uccidere il marito Arno Garatti la sera del primo luglio 2011.

"Una tragedia greca a Daro"
Un compito arduo. Difendere la madre di un ragazzo che ha commesso un efferato omicidio, colei che secondo l'accusa avrebbe ordinato la morte del marito Arno Garatti. Una donna diabolica, secondo l'accusa, paragonabile alle mantidi, al loro cannibalismo post nuziale. Pietro Pellegrini, l'avvocato difensore, ha avviato la sua arringa con un riferimento letterario, ricordando come i capisaldi della tragedia greca un anno fa si sono riprodotti nel nostro piccolo Ticino, a Daro, con un'analogia disarmante: una moglie che odia il marito, la madre che istiga il figlio ad uccidere il patrigno, il figlio che passa all'atto e poi l'odio del figlio che si ritorce contro la madre. Una tragedia ticinese che oggi però presenta due vittime, ha detto il legale: Arno Garatti e Mitra Djorjevic, una madre che per difendersi si trova costretta ad accusare il figlio.

La versione dell'accusa
Il legale ha dapprima ricordato la tesi dell'accusa: Mitra sarebbe la mente diabolica che avrebbe orchestrato tutta l'operazione.  Tutto quanto è successo, secondo l'accusa, è riconducibile alla mente della madre che servendosi subdolamente del figlio, lo avrebbe indotto a sopprimere il marito. Perché? Per stare in Svizzera e per per incassare l'assicurazione.

“Una versione inverosimile”
Tutto ciò, secondo Pellegrini, è inverosimile per alcuni motivi: nessuna madre, ha detto il difensore, adopera il proprio figlio per appagare un insano desiderio, spingendo il proprio figlio a commettere un atto così atroce. È inoltre inverosimile, ha continuato Pellegrini, che il figlio 17.enne fosse così succube da spingersi a tanto. A questi elementi se ne aggiungo altri: “se fosse colpevole come mai è tornata dalla Serbia? E poi ancora: perché non è fuggita dalla Svizzera quando ha capito che i sospetti potevano arrivare su di lei? Non è fuggita, ha detto il legale, perché Mitra è innocente”.

“Mitra non è una sfinge serba, lui la amava”
L'avvocato ha poi tracciato un quadro di Mitra: “non è una sfinge serba imperscrutabile e asettica”. Arno era felice della relazione, ha detto Pellegrini. Lui era felice di aver trovato una compagna. Lei era felice di aver trovato la stabilità per rimanere in Svizzera.

“Il movente economico è da scartare”
“Il movente economico è da scartare”, ha detto il legale della donna. La morte del marito non avrebbe migliorato la sua situazione economica. La rendita vedovile, circa 1600 franchi – a cui si deve aggiungere una modesta rendita d'invalidità - corrisponde a circa la metà del reddito famigliare che la coppia incassava prima della morte del marito. Quanto all'assicurazione sulla vita, la moglie avrebbe incassato circa 3500 franchi. "Pochi per ordinare un omicidio", ha detto Pellegrini.

“Anche la questione del permesso non tiene”
Mitra era titolare di un permesso B, ha ricordato Pellegrini. “La morte del marito avrebbe comportato la sua partenza dalla Svizzera. Ordinado la morte del marito avrebbe quindi agito contro il suo interesse”

Il figlio è credibile?
“La pubblica accusa per costruire il suo impianto accusatorio non ha mai dubitato della credibilità del figlio, sostenendo invece che la madre sia bugiarda”, ha detto il legale, che ha sollevato il dubbio della credibilità del minore. Lo ha fatto citando una perizia psichiatrica secondo cui il minore ha una grande capacità di manipolare e di mentire. La credibilità del figlio è minata, ha detto il legale, citando le numerose dic

Ticino | 1 ago 2012 09:02

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