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Zali: "Non lo guardi e non gli parli"

Madre e figlio senza guardarsi negli occhi. Una parola di lei, detta al momento giusto, avrebbe potuto influenzare le testimonianze

Non rispondo. Due semplici parole che il minorenne serbo reo confesso dell’omicidio di Arno Garatti ha ripetuto per 21 volte. 21 come il numero delle domande che oggi in aula gli hanno posto il giudice Claudio Zali e l’avvocato di sua madre.

Mitra Djordjevic processata alle assise criminali di Bellinzona insieme ad altri due imputati per complicità nell’efferato omicidio di Daro, il primo luglio dello scorso anno. Proprio lei, secondo la procuratrice pubblica Marisa Alfier avrebbe spinto il proprio figlio ad uccidere quel marito, il quarto, che non poteva più sopportare.
 
Madre e figlio, un legame stretto, molti mesi senza potersi guardare negli occhi. Non lo hanno fatto neppure oggi, nemmeno un cenno quando lui è entrato in aula a testimoniare come persona informata dei fatti, quasi non si conoscessero. Ma del resto Mitra era stata avvisata appena pochi minuti prima. “Non lo guardi e non gli parli” le aveva intimato Zali.

Perché una parola, detta al momento giusto avrebbe potuto influenzare la testimonianza di un ragazzo secondo l’accusa tanto succube della madre da uccidere un uomo brandendo un’ascia.

Un confronto madre e figlio talmente delicato che al pubblico non è stato consesso restare. Ma dalla stanza con i monitor che riportavano quello che accadeva in aula tante persone hanno percepito quel silenzio carico di tensione.

Più persone persino di quelle che ieri avevano assistito al dibattimento. Forse perché di questo caso tanto si è parlato. Forse perché in tanti si chiedono quale sia il viso di un uomo, non ancora uomo, che è arrivato ad uccidere. Ebbene, è un viso come tanti. È il viso di un ragazzo che al proprio avvocato ha detto di non voler mai più incontrare quella madre che gli ha rubato l’infanzia e che ripete come un mantra solo "Non rispondo".

La posizione della donna in alcuni momenti della giornata è sembrata complicarsi. Come quando in aula un altro testimone, un amico di famiglia, certamente più loquace ha ribadito ciò che va dicendo da tempo. “lei già 5 mesi prima del delitto mi aveva chiesto se conoscessi qualcuno in grado di assassinare Arno”.
joe | 26 lug 2012 10:14

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