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Gendotti? "L'esclusione dalla presidenza PLR non è un caso"

Ecco il j'accuse di Sergio Salvioni, che sulla Regione parla di un regista dietro l'esclusione di Gabriele Gendotti

A poco più di due mesi dal congresso del partito liberale radicale, quello in cui si eleggerà il nuovo presidente, dalle colonne della Regione arriva il j’accuse di uno dei grandi vecchi proprio del PLR.

Chi è il burattinaio responsabile dell’esclusione di Gabriele Gendotti dalla corsa per la presidenza? Perché una mano invisibile che pilota dietro le quinte le sorti del partito c’è. Fantasie complottiste? No, tutto vero, almeno secondo Sergio Salvioni.

Lui, che il partito lo conosce bene, parla di una regia precisa. Perché la serie di eventi che hanno portato all’esclusione dell’ex consigliere di stato, scrive, non possono essere casuali. E allora esaminiamoli questi eventi.

Dapprima questo qualcuno convince Gendotti a non ricandidarsi in consiglio di stato. Lo scopo, secondo Salvioni, è chiaro. Promuovere Sergio Morisoli. Poi le elezioni sono andate come sono andate, e un anno fa Gendotti annuncia la sua disponibilità ad assumere la presidenza.

E a quel punto la direttiva del partito crea una commissione cerca. “Non esiste negli statuti”, denuncia Salvioni . Ed è lì che scatta l’invenzione geniale. Candidare Giovanna Masoni. La municipale di Lugano, secondo l’avvocato non ne era nemmeno a conoscenza. “Un vero e proprio teatro dei pupi”, commenta. Una candidatura che rischiava di esacerbare gli animi, di nuovo liberali contro radicali.

Dunque, l’unica era eliminare gli estremi. E voilà, fuori Giovanna Masoni, fuori anche Gabriele Gendotti. Così, a contendersi la presidenza rimangono in tre: Nicola Pini, Rocco Cattaneo, Michele Morisoli. “A parte la scarsa esperienza politica dei candidati”, ci racconta Salvioni “è una la qualità che manca”. Ed è la più importante per reggere le sorti del partito. Il carisma. Servirebbe un leader. Un leader come lo può essere Gendotti. Per il quale secondo l’avvocato non è ancora detta l’ultima parola.

Perché se l’ex consigliere di Stato fosse proposto come presidente al congresso riceverebbe un appoggio corale da tutti i liberali radicali stufi di queste manovre. “Ma a chi è questo regista occulto?” gli domandiamo alla fine. “Una persona osserva, tira le somme e arriva alle sue conclusioni”, ci risponde. “Un’idea ce l’ho, ma non la dico. Sono un giurista, mi baso sui fatti e non sulle ipotesi”. E allora chissà se anche per Sergio Salvioni vale il proverbio a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca.

joe | 30 giu 2012 17:48