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Dumping, spaccature sulle soluzioni

La Commissione tripartita ha deciso di introdurre il contratto normale in diversi settori. Ma non tutti sono d'accordo

Introdurre un contratto normale di lavoro in determinati settori per combattere il dumping salariale. Questo quanto ha deciso la commissione tripartita in materia di libera circolazione delle persone. I settori in questione sono i centri fitness, la vendita al dettaglio (con meno di 10 impiegati) e l’industria.

Per questo ultimo settore si propongono tre contratti normali distinti per la fabbricazione di apparecchiature elettriche, l’industria farmaceutica e la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica. Questi contratti definiranno il salario minimo per il personale con qualifiche basse.

"L’adozione dei contratti normali di lavoro, di competenza del Consiglio di Stato, richiede innanzitutto la pubblicazione degli stessi sul Foglio ufficiale, per osservazioni delle parti interessate ed eventuale procedura di conciliazione. Se quest’ultima dovesse fallire, le proposte di contratto normale di lavoro verranno sottoposte al Governo per adozione così come presentate" come specifica il comunicato della Commissione tripartita.


"La Commissione tripartita - si legge nel comunicato -  ha infine aggiornato la pianificazione dei controlli per l’anno corrente, estendendo l’attività di monitoraggio del mercato del lavoro al settore delle scuole di musica e ad alcuni settori industriali rilevanti a livello di indicatori economici, ed ha proceduto al rinnovo della sua presidenza per il prossimo quadriennio: al direttore della Camera di commercio dell’industria e dell’artigianato del Cantone Ticino Luca Albertoni dal 1.luglio subentra il direttore della Divisione dell’economia del DFE Stefano Rizzi".

Federcommercio però non ci sta. Alberto Ménasche, ai microfoni di Teleticino, ha detto che: "La Federazione non è nemmeno stata sentita per dare le sua motivazione. Aspettiamo le decisioni del Governo. Poi, i negozi con meno di 10 persone non sono rappresentativi di tutto il settore. Sono stati riscontrati dei casi, in 19 negozi ma non è assolutamente rappresentativo. Non vediamo quindi la necessità di fare un contratto normale solo su questa base".

Anche Stefano Modenini, direttore di AITI, ha dei dubbi: "Non penso risolva i problemi, in quanto il contratto normale di lavoro, per legge fissa unicamente un salario orario minimo. Contestiamo inoltre i campioni di rilevamento, soprattutto nel farmaceutico. I campioni non sono veritieri e quindi vanno rifatti".
minols | 22 giu 2012 19:53