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“Salari minimi per deroghe”: fumata nera

Niente da fare: l'intesa tra l’AITI ed i sindacati ticinesi per fronteggiare la crisi è saltata

Lo scorso 4 maggio al termine di una lunga tornata di trattative era dato quasi per certo. Mancava solamente la firma prevista per il 24 maggio. Oggi l’accordo “salario minimo in cambio di deroghe” tra sindacati e AITI è fallito.

L’accordo – ricordiamo - prevedeva per quelle aziende in difficoltà di lavorare in regime di deroghe. In cambio le aziende s’impegnavano a portare il salario minimo a 3'000 mila franchi. UNIA e OCST però ponevano alcune condizioni: l’azienda – per ottenere la deroga, doveva dimostrare di avere sufficienti entrate di ordini, di garantire l’occupazione ma soprattutto di riconoscere il sindacato come partner negoziale. Su questo punto l’accordo è saltato.

L’accordo era di massima. Sul termine “deroghe” le parti - forse per evitare frizioni durante le trattative - avevano lasciato una zona d’ombra. Si pensava a deroghe sugli orari di lavoro, ma anche alla possibilità di non retribuire la pausa, oppure di ridurre le indennità dei lavoratori. Una paletta aperta che nelle intenzioni del sindacato andava discussa caso per caso, all’interno dell’azienda, con la presenza dei sindacati.

Dopo mesi di trattative il dialogo tra le parti s’interrompe, bruscamente. Fallito l’accordo tra i 200 associati di AITI e i sindacati ora più che mai pare inverosimile trovare un’intesa sull’accordo trasversale per tutto il settore dell’industria.

fp

joe | 21 giu 2012 18:07